Dentro il bunker nascosto a due passi dal confine

Costruito nel 1937 sotto la sede della Croce Rossa di Como, il rifugio proteggeva da bombe e gas.
Costruito nel 1937 sotto la sede della Croce Rossa di Como, il rifugio proteggeva da bombe e gas.
COMO - Dall’ingresso della sede della Croce Rossa, a cento metri dalle mura medievali cittadine, bisogna scendere alcune rampe di scale. Dopo qualche svolta, ci si ritrova davanti a una porta ermetica verde. È l’ingresso del bunker antiaereo e antigas di Como, uno dei luoghi meno conosciuti della città lariana.
«Scoperto per caso nel 2010»
«Il museo è nato per caso», racconta sorella Ornella Zagami, crocerossina e fra le ideatrici del progetto. «Nel 2010 - aggiunge - alcuni studiosi del Politecnico di Milano si sono presentati dal presidente provinciale della Croce Rossa dell'epoca, rivelandogli che nella cantina c'era un bunker. Io all'epoca c'ero e posso dire che vedevamo queste porte strane, ma non capivamo cosa fossero. Da lì è venuta l'idea».
Il bunker risale al 1937. All'epoca si chiamava rifugio o ricovero ed era destinato al CPPA, cioè il Centro di protezione provinciale antiaerea. Le porte ermetiche consentivano di proteggersi sia da un attacco con le bombe sia da un attacco con il gas. «Poteva resistere a esplosioni anche molto importanti. E non solo: le porte e il fatto che il pavimento fosse leggermente più basso garantivano anche una protezione dal gas».
La dotazione
Ogni componente aveva a disposizione una maschera antigas personale. «Come puoi vedere, ci sono i nomi, quindi erano dotazioni personali. C'erano anche dei respiratori, più di uno, sia di ditte straniere sia di ditte italiane. Tutta questa dotazione non era destinata alle persone che venivano soccorse, ma ai soccorritori. Il concetto era che chi soccorre deve innanzitutto avere un'autoprotezione, per poter poi soccorrere gli altri».
Lo scambio dei prigionieri di guerra a due passi dalla frontiera svizzera
Il museo è stato inaugurato il 15 giugno 2014, nell'anniversario della nascita della Croce Rossa Italiana, avvenuta il 15 giugno 1864 a Milano. Oltre al bunker, il percorso si compone di sei sale, ciascuna dedicata a un argomento diverso.
L'obiettivo è raccontare aspetti della storia locale che vanno oltre la dimensione territoriale e assumono una valenza internazionale, perché legati a eventi di interesse anche per chi non vive a Como. «In città c'era l'ospedale per lo scambio dei prigionieri di guerra e si trovava proprio dove oggi c'è l'università. Era stato realizzato proprio perché era vicino alla Svizzera».
«Non è tanto visitato»
In collaborazione con il Comitato di Como della Croce Rossa Italiana, il bunker è stato inserito nei tour di Slow Lake Como, realtà e startup locale fondata sul Lario che promuove il turismo sostenibile e lento. «Non è così tanto visitato - spiega Davide Bareggi, uno dei fondatori - e invece è un luogo che merita assolutamente di essere conosciuto e che può interessare tanto a chi condivide con noi questa filosofia slow». Il riscontro dei visitatori, raccontano gli organizzatori, è positivo. Ora l'obiettivo è riuscire a proporre almeno una visita guidata alla settimana.








