Mattia Bottani e la nuova sfida al Collina d'Oro: «Era l'offerta più adatta a me»

Chiacchierata con Mattia Bottani, che in questi giorni si è legato al Collina d'Oro: «Entrare all'AIL Arena? Un certo effetto l'ha fatto, ma sono tornato anche per i miei figli»
Chiacchierata con Mattia Bottani, che in questi giorni si è legato al Collina d'Oro: «Entrare all'AIL Arena? Un certo effetto l'ha fatto, ma sono tornato anche per i miei figli»
LUGANO - Il tramonto di un'epopea e l'inizio di una nuova sfida. Dopo oltre 400 presenze, 55 reti e una storia d'amore viscerale con il Lugano, con cui ha conquistato la promozione del 2015 e la Coppa Svizzera nel 2022, Mattia Bottani volta pagina e riparte dal Collina d'Oro, formazione di Prima Lega Classic. L'addio a Cornaredo si è consumato tra le lacrime del pubblico e parole taglienti rivolte all'allenatore Mattia Croci-Torti, con cui la stima si era spenta da tempo. Musica del passato. Oggi il presente si chiama appunto Collina d'Oro... «Diciamo che in queste settimane mi hanno chiamato un po' tutte le squadre ticinesi dalla Prima Lega in giù - ci ha detto Mattia Bottani -. Parlando con Sergio Ermotti, una persona che reputo davvero alla mano e con la quale mi sono trovato subito in sintonia, mi sono convinto che quella del Collina d'Oro fosse l'offerta più adatta a me. Oltre alla possibilità di allenarmi con loro, mi hanno lasciato tutto il tempo per pensarci e alla fine ho deciso di accettare. Avrei potuto attendere la fine del mercato, ma penso che sia stato giusto fare questo passo».
Cosa ti ha convinto in modo particolare?
«Anzitutto, dal punto di vista tecnico, stiamo parlando di una squadra davvero interessante. Ho già giocato con alcuni di loro nelle varie sezioni giovanili nazionali... Proprio a proposito di giovani, fungerò anche da esempio per i ragazzi del settore giovanile del club. Parallelamente al calcio, grazie a un comitato forte e composto da persone impegnate su più fronti, prenderò parte ad alcuni percorsi formativi che mi permetteranno di aprirmi delle porte per gli anni a venire».
In queste settimane, qualche offerta dalla Super e dalla Challenge è arrivata?
«Sì, dalla Challenge League sì, ma dal punto di vista economico non ne valeva la pena, anche perché devo sempre considerare che ho una famiglia da mantenere. Dalla Super League, invece, c'è stato qualche contatto con il Grasshopper, ma la loro situazione societaria un po' traballante mi ha convinto che, a questo punto, non fosse la scelta migliore. Cercavo qualcosa a lungo termine e oggi posso dire che sono contento».
Come si affronta a livello mentale il passaggio dalla Super League alla Prima Lega Classic?
«Sicuramente non è semplicissimo, quando si è sempre stati abituati a giocare a certi livelli. Ma dopo il mio addio al Lugano mi sono staccato un po' e sono riuscito a elaborare il tutto. E poi io amo giocare a calcio, tanto che ogni tanto mi ritrovo a farlo nei giardinetti con gente che non conosco. Per questo oggi sono tranquillo: posso continuare a fare ciò che amo».
TiPressTi fa male guardare le partite del Lugano all'AIL Arena?
«Inizialmente mi sono chiesto come sarebbe potuto essere. Certo, vedere i giocatori entrare in campo dal tunnel mi ha fatto un certo effetto. Evidentemente avrei voluto esserci anch'io, ma il passato non si può cambiare. Ad ogni modo, non ho mai pensato di non andare a vedere le partite all'AIL Arena, anche perché ho due figli sfegatati del Lugano e non ho mai preso in considerazione di togliere loro questa bella possibilità solo per un mio capriccio. Lo stadio è bellissimo e finalmente i tifosi possono seguire la loro squadra del cuore in una struttura all'altezza».
Ora goditi il tuo periodo al Collina... Ma dove ti vedi una volta terminata la carriera?
«Sicuramente restare nel calcio è un'idea che mi stuzzica. Il bello, però, per ogni persona, è poter scegliere fra più opportunità. Ed è uno dei motivi per i quali ho scelto il Collina: aprirmi anche a nuove possibilità continuando a giocare a calcio. Oggi davvero sono tranquillo. Tornare a Lugano? Nel profondo del mio cuore mi piacerebbe un giorno, ma bisognerà vedere se la società mi vorrà ancora e se ci saranno le condizioni adatte affinché ciò avvenga. Lugano è stato tutta la mia vita e quel senso di appartenenza non scomparirà mai».
Un'ultima domanda: hai ancora sentito Mattia Croci-Torti dopo il tuo sfogo?
«No, non ci siamo più sentiti e non credo che ci sentiremo. Ad ogni modo, ci tengo a precisare che quello che ho detto lui lo sapeva, perché ne avevamo spesso discusso anche insieme. Adesso Mattia ha altre cose più importanti a cui pensare e spero davvero che si qualifichino per la Conference League».





