Sparito nel nulla, si scopre che era in prigione

La vicenda di un 49enne arrestato all'alba del 10 giugno. Lo cercavano in tanti. Ecco come, stando alla sua versione dei fatti, sarebbe finito nei guai.
CHIASSO - Lo cercavano in tanti. Amici, conoscenti. Quel 49enne cittadino italiano che prima viveva a Roveredo, in Mesolcina, e che da poco si era trasferito a Chiasso sembrava letteralmente sparito nel nulla. Ora si sa che l'uomo è stato in carcere. Per quasi due mesi. E che è finito coinvolto in un giro legato allo spaccio di stupefacenti. «Coinvolto mio malgrado», sostiene il 49enne illustrando a tio.ch quella che è la sua versione dei fatti.
La serie di arresti
La momentanea scomparsa del 49enne sembra connessa in qualche modo a una serie di arresti verificatisi tra l'inverno e la primavera nel Bellinzonese. A scatenare una sorta di effetto domino, il fermo di un montenegrino titolare di un ristorante in Leventina e con precedenti penali nella zona di Bologna.
L'affare
«La scorsa estate di questi tempi – dice il 49enne – la mia azienda nei Grigioni è fallita. Un giorno in un bar il montenegrino si è proposto di aiutarmi acquistando alcune quote sociali. Acconsentii. Avevamo pattuito una cifra attorno ai 30'000 franchi. Inizialmente ha cercato di pagarmi con una Maserati non sua. In seguito mi ha fatto piombare in casa cinque persone che mi volevano pagare con un chilo di cocaina. Io però volevo i soldi».
Fatto sta che una certa quantità di droga (minima a detta del nostro interlocutore) è rimasta nella casa del 49enne. «Avrei dovuto chiamare la polizia. Invece me la sono tenuta. Ne ho consumata un po' io. E un po' l'hanno consumata alcuni amici».
Dal carcere fanno il suo nome
L'ondata di arresti finisce per coinvolgere anche il 49enne. «Sì, perché dal carcere qualcuno tra gli arrestati fa anche il mio nome. E quindi gli inquirenti iniziano a tenermi sotto controllo».
Fino a quanto accade il 10 giugno. «Mi ero trasferito a Chiasso da una settimana. Erano le 5.30 del mattino. Ero appena uscito di casa. Mi stavo recando a fare un esame professionale in merito a una riqualifica nel settore della sicurezza. Al semaforo sono arrivate decine di poliziotti. Agenti grigionesi, l'antidroga ticinese, quelli dei corpi speciali. Sono stato ammanettato. Poi mi hanno portato nel mio appartamento. Cercavano soldi. O droga. Non hanno trovato nulla».
«Mi sento rovinato»
Il 49enne viene dapprima trasferito alla centrale di Roveredo. Poi al carcere di Cazis Tignez dove resterà per cinque settimane. Infine in una cella presso il posto di servizio di Thusis. «Ho pagato. Ed è giusto così. Perché quella sera quando mi si sono presentati alla porta con la coca avrei dovuto chiamare le autorità anziché pensare ai miei soldi da recuperare. Fino a questo episodio ero incensurato. Sia in Italia, sia in Svizzera. Sognavo di fare un mestiere nel campo della sicurezza. Ora da quel punto di vista sono rovinato. Non me lo perdono. Adesso vivo con l'ansia di un processo che per forza di cose arriverà».




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