Serie A, la griglia di Orlando Urbano: «Inter davanti, poi Napoli, Juventus e Roma»

L'ex pilastro del Lugano: «Abbiamo scritto la storia, spero di ricevere un invito dai bianconeri... La Serie A? Inter favorita, il Milan non sarà fra le prime quattro»
Il 42enne ha accumulato 126 presenze complessive e 12 gol con il Lugano, diventando un perno e leader carismatico della squadra. ha giocato anche a Chiasso nel campionato 2017/18.
L'ex pilastro del Lugano: «Abbiamo scritto la storia, spero di ricevere un invito dai bianconeri... La Serie A? Inter favorita, il Milan non sarà fra le prime quattro»
Il 42enne ha accumulato 126 presenze complessive e 12 gol con il Lugano, diventando un perno e leader carismatico della squadra. ha giocato anche a Chiasso nel campionato 2017/18.
NOVARA - Orlando Urbano è una vecchia conoscenza del calcio ticinese. Anche grazie alla sua esperienza e alla sua affidabilità nel ruolo di difensore centrale, nel 2015 i bianconeri conquistarono la storica promozione in Super League. Un ricordo indelebile per l'oggi 42enne, che quando parla di Lugano parla di... casa. Un legame forte, indissolubile... «Spero di tornare presto a casa, magari invitato dallo stesso Lugano, perché un po' di strada l'abbiamo fatta anche noi. Abbiamo scritto la storia. Sarebbe bello tornare a Lugano e vedere, perché no, mio figlio giocare nella nuova AIL Arena. Oggi uno dei miei figli gioca nelle giovanili dello Young Boys e chissà che presto possa esordire in prima squadra».
Dal calcio giocato alla scrivania, Orlando Urbano è l'ex direttore sportivo del Novara, ruolo che ha ricoperto fra il 2019 e il 2021 - «È un lavoro che ti dà soddisfazione. Però devi farlo con società che hanno lungimiranza e un progetto. Per come sono fatto, mi piace individuare talenti che poi, nel tempo, possano darti ragione anche dal punto di vista economico, a livello di plusvalenze. A Novara abbiamo fatto vendite importanti: ho realizzato una plusvalenza significativa con Barbieri, venduto alla Juventus per 1,7 milioni. Me ne vanto perché non è scontato in una terza serie... Questo mi ha dato coraggio. Ho venduto anche Portolussi al Cesena e Nardi alla Cremonese. Ho raggiunto numeri importanti e questo mi ha fatto gioire, ma in questo lavoro serve continuità. Non ti puoi sedere dopo aver fatto una buona operazione. Ai tempi mi sarebbe piaciuto ricoprire questo ruolo a Lugano, ma alla fine il tutto purtroppo non si concretizzò...».
Ticino, terra di appassionati di Serie A... Chi parte favorita? «Assolutamente l'Inter, che si presenta al via ancora nei panni della favorita. Non credo sia una squadra vecchia, anzi... I pezzi da novanta hanno la loro esperienza e, nel momento del bisogno, verranno fuori. È un gruppo rodato e Chivu è stato in grado di dare un'impronta molto moderna. Marotta e Ausilio sono quelli che ogni anno riescono a creare un bel mix all'interno della rosa».
Chi arriverà dietro ai nerazzurri? «La Juve la vedo bene. Con Giovanni Carnevali come amministratore delegato, magari non darà i suoi frutti nell'immediato, ma a lungo termine penso che potrà tornare a competere con l'Inter. Vedo lungimiranza e programmazione: mi piace come stanno lavorando a Torino. Con Vicario e Kolo Muani hanno messo a segno due colpi importanti».
Proseguiamo con la griglia di partenza - «Come organico, la Roma, che secondo me sta operando molto bene, è quasi al livello del Napoli. Proprio ieri ho pranzato a Trigoria con Gian Piero Gasperini, un amico che, ovunque vada, riesce sempre a imporre il suo credo, facendosi seguire da tutto l'ambiente. Per questo dico che le prime quattro saranno Inter, Napoli, Juventus e Roma. Altre squadre da non sottovalutare sono la Fiorentina, che con Paratici ha fatto un mercato davvero interessante, l'Atalanta e il Como».
Non ti sei dimenticato il Milan? - «Devo difendere un po' la mia categoria di direttore sportivo e sono obbligato ad andare contro la politica del Milan. Si è presentato al mercato estivo senza un ds ufficializzato. Questo non è corretto, soprattutto per un club ricco di storia come quello rossonero. Se poi Cardinale ha insegnato a tutti come si lavora anche senza direttore sportivo, allora in futuro dovremo prendere esempio da loro. Ad oggi vedo il Diavolo un po' sotto le squadre elencate in precedenza».











