«Qui ormai manca tutto». La Morte visita Cuba

Un paese al collasso: ospedali in crisi, farmaci introvabili e blackout dopo la stretta sull'embargo
«Manca tutto. Non abbiamo più antibiotici, né materiale per le analisi di laboratorio e neppure i guanti monouso. Non c'è neppure più benzina per le ambulanze» dice al Tages Anzeiger un medico del quartire Vieja, all'Avana. L'uomo racconta che anche a casa sua sta male «perchè non ha più acqua né elettricità. Di notte dome a malapena perchè il ventilatore non funziona e il caldo è quasi insopportabile. Inoltre deve svegliarsi molto presto per recarsi al lavoro dato che di autobus ne circolano pochissimi».
Secondo quanto riferito su Focus attualmente sono in funzione «non più del 20% dei servizi sanitari, gli ospedali più piccoli sono stati chiusi e i pazienti trasferiti. In quelli più grandi solo alcuni reparti sono operativi, e con estrema difficolta».
Record di bambini morti
In occasione della settantanovesima Assemblea Mondiale della Sanità, conclusasi il 23 maggio 2026, la vice ministra della Salute Tania Margarita Cruz Hernández ha denunciato che «la mortalità neonatale a Cuba, un tempo fra le più basse in Occidente, è raddoppiata raggiungendo il record di 9,9 decessi per ogni mille bambini nati vivi». La sopravvivenza ai tumori infantili è poi scesa dall'85% al 65% per la mancanza di farmaci essenziali e le difficoltà logistiche legate all'embargo. Oltre centomila persone, tra cui migliaia di bambini, sono in attesa di operazioni chirurgiche e circa trentaquattromila donne in gravidanza non hanno accesso agli esami diagnostici e hanno difficoltà ad avere una alimentazione adeguata perché, a causa della difficoltà dei trasporti, non sono reperibili cibi freschi come verdure e carne.
Senza più elettricità
La disperazione del medico intervistato è palpabile ed è identica a quella di tutti i cubani, strozzati da un embargo petrolifero voluto da Trump che sta portando l'isola sull'orlo del baratro. Non c'è elettricità, non c'è più cibo né medicine, non c'è modo di sapere quando questo incubo finirà. Coloro che non ricevono aiuto da parenti che vivono all'estero fanno fatica a mangiare e oltre alla fame sono afflitti dalla sete, dato che la maggior parte delle pompe per l'acqua funzionano ad elettricità. Niente elettricità significa anche niente scorte alimentari, dato che i frigoriferi non funzionano e gli alimenti si deteriorano facilmente, e lungo le strade si accumulano cumuli di rifiuti che non vengono più ritirati e smaltiti.
ImagoL'embargo
L'embargo nei confronti di Cuba, ossia il blocco ufficiale di scambi commerciali e della circolazione di beni imposto ad uno Stato da parte di un altro, come è noto, è stato varato dagli Stati Uniti oltre sessant'anni fa con l'obiettivo dichiarato di provocare una crisi finanziaria e politica che portasse ad un cambio di regime e alla fine del sistema comunista sull'isola caraibica. Adottato dal presidente Kennedy il 7 febbraio del 1962, con il famoso 'Proclama 3447', l'embargo andò ad intensificare le restrizioni commerciali precedentemente volute dal presidente Eisenhower, e aveva lo scopo dichiarato di punire Cuba per il suo allineamento al regime comunista sino-sovietico.
Negli anni seguenti tale provvedimento portò al totale divieto di importare prodotti cubani, al congelamento dei patrimoni cubani e al divieto di invio di rimesse sull'isola fino alla caduta del regime comunista e l'indizione di «elezioni libere ed oneste» alla presenza di partiti di opposizione e «nel rispetto delle libertà fondamentali e dei diritti umani dei cittadini cubani».
La riapertura di Obama
Il 17 dicembre del 2014 il presidente statunitense Barack Obama e quello cubano Fidel Castro annunciarono la ripresa dei rapporti diplomatici tra i due Paesi ed Obama annunciò anche la volontà di revisionare lo status internazionale di Cuba considerato prima come un Paese terrorista. Fin dal suo primo mandato, Donald Trump, al contrario del suo predecessore, ha voluto imprimere un forte inasprimento all'embargo nei confronti di Cuba, fino a che all'inizio di quest'anno si è arrivati ad un totale blocco energetico e petrolifero.
Il nuovo regime sanzionatorio è particolarmente duro perché caratterizzato da un elevato livello di extraterritorialità e si applica retroattivamente anche ai contratti già conclusi e alle operazioni commerciali già autorizzate con licenza. Nel 2025, poi, Trump aveva già duramente sanzionato il settore turistico cubano mettendo in crisi uno dei settori più fiorenti dell'economia dell'Isola.
D'altra parte il Presidente americano aveva annunciato con la sua solita retorica «Libereremo Cuba», formalmente per porsi nei confronti del suo elettorato come liberatore dei Paesi oppressi, esattamente come già accaduto in Venezuela, ma sostanzialmente per isolare Cuba dai suoi alleati naturali come Cina e Russia ed attrarla nella propria sfera di influenza geopolitica.
AFPSenza vaccini e farmacie vuote
Il risultato è una delle più drammatiche crisi umanitarie che Cuba ricordi, dopo anni di dura lotta ad una inflazione altissima, che sta affamando i suoi abitanti e paralizzando quel sistema sanitario nazionale che, fino a non molto tempo fa, era considerato di livello eccellente rispetto a quello dei Paesi dell'America Latina. Il personale medico cubano, infatti, è stato impiegato anche in numerose missioni internazionali, e durante la pandemia da Covid-19 Cuba è riuscita a produrre anche un suo vaccino.
Sull'isola adesso i vaccini scarseggiano così come quasi tutti i medicinali, mentre le farmacie sono talmente sfornite che molte hanno deciso di chiudere definitivamente. La direttrice dell'azienda statale Biocubafarma ha raccontato che «dei quattrocento medicinali che l'azienda produceva in passato, circa trecento non possono più essere fabbricati, tra cui quelli antitumorali, anticoagulanti, contro l'asma e psicofarmaci» mentre il governo cubano ha dovuto annunciare il rinvio di oltre cento mila interventi chirurgici e dodicimila operazioni pediatriche.
Già mesi fa il New York Times aveva raccolto il racconto di diversi medici cubani per i quali il tasso di mortalità negli ospedali era notevolmente aumentato, anche in considerazione del fatto che terapie come la dialisi e la chemioterapia non possono più essere effettuate, e la mancanza di benzina non permette al personale medico di recarsi sul luogo di lavoro.
ImagoL'incubo della borsa nera
In questa situazione di crisi sta prendendo piede il mercato nero: l'agenzia britannica Reuters ha raccontato il fatto che pur sotto embargo, le aziende statunitensi si sono avvalse di una eccezione al sistema per esportare carburante alle imprese private cubane e ciò ha dato il via ad un caotico e selvaggio mercato sotterraneo che «sta affinando le disparità sociali» tanto che i normali autobus, come visto, hanno ridotto drasticamente il servizio, mentre una corsa in taxi ha un costo di cinquecento volte superiore a quello del trasporto pubblico.
Vi sono piccoli minimarket nei quali le taniche di benzina da venti litri vengono vendute al costo di cinque dollari al litro, ma si è arrivati anche a dieci dollari, mentre «in un vicino condominio un uomo pubblicizza la benzina su Facebook, e l'accumula nel suo piccolo appartamento, nonostante il rischio di esplosione e fumi tossici». Per Reuters «i gruppi WhatsApp dedicati alla vendita di carburante illegale sono proliferati» e mentre i blackout si susseguono con sempre maggiore frequenza, nel buio totale dell'Avana ci sono ristoranti che risultano in attività.
ImagoLa condanna agli Stati Uniti
È bene ricordare, come sottolineato anche dal Tages Anzeiger, che la crisi economica, ed in particolare del sistema sanitario, non è unicamente frutto dell'aggravarsi dell'embargo statunitense ma lo si può far risalire a diversi anni fa dato che già nel 2017, l'inasprimento delle sanzioni voluto sempre da Trump aveva colpito gravemente l'economia cubana e la situazione era ulteriormente peggiorata a causa dell’inefficienza e della sistematica corruzione della classe politica. La situazione sull'isola è così grave che lo scorso luglio il governo cubano ha accusato gli Stati Uniti di «orchestrare un genocidio» e il presidente Miguel Diaz-Canel si è detto sicuro che Trump voglia «incitare disordini sociali limitando la fornitura di carburante a Cuba».
Anche l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha condannato l'embargo voluto dagli Stati Uniti, ma il governo degli Stati Uniti non ha cambiato la propria posizione nei confronti di Cuba sempre più convinto di poter avere la meglio su di un popolo sfinacato dalla fame e dalla crisi economica e sanitaria in atto.
A tal proprosito, il New York Times ha recentemente sostenuto che la C.I.A. abbia segretamente costituito sull'isola una task force di ufficiali «che reclutano e gestiscono spie, analisti di intelligence, esperti di operazioni informatiche ed esperti in attività segrete» per aumentare la pressione sul governo cubano affinchè apporti quei cambiamenti sociali ed economici richiesti dal presidente Trump che ha di recente designato la situazione a Cuba come «priorità numero uno» del Nipf, National Intelligence Priorities Framework, insieme a Cina, Iran e Russia. Una situazione che diventa ogni giorno più esplosiva mentre la popolazione lotta ogni giorno per la propria sopravvivenza.
Appendice 1
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