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Indennità di confine per i sanitari, «i fondi non ci sono»

Il provvedimento dovrebbe diventare operativo a settembre, ma senza i fondi derivanti dai vecchi frontalieri (al centro delle recenti tensioni con il Ticino) mancano le coperture
Indennità di confine per i sanitari, «i fondi non ci sono»
Depositphotos (BiancoBlue)
Fonte La Provincia di Como
Indennità di confine per i sanitari, «i fondi non ci sono»
Il provvedimento dovrebbe diventare operativo a settembre, ma senza i fondi derivanti dai vecchi frontalieri (al centro delle recenti tensioni con il Ticino) mancano le coperture

COMO - Servono oltre 7,3 milioni di euro all’anno per garantire l’indennità di confine ai circa 2mila operatori sanitari, nella sola provincia di Como. La misura, annunciata ad aprile dall’assessorato regionale agli Enti locali, dovrebbe entrare in vigore da settembre con l’obiettivo di trattenere medici e infermieri negli ospedali pubblici delle aree di confine, sempre più esposte alla concorrenza della Svizzera.

Le cifre
Secondo le stime regionali, riportate oggi dal quotidiano La Provincia di Como, gli infermieri – circa 1.350 in servizio all’Asst Lariana – riceverebbero un incremento annuo di 5.400 euro. Per i medici, circa 700, l’indennità salirebbe a 10mila euro. Complessivamente, tra Como, Varese e Sondrio, il provvedimento interesserebbe circa settemila professionisti della sanità.

Il caso
Il nodo principale resta quello delle risorse. La normativa approvata nell’autunno 2023 prevede che il finanziamento arrivi in parte dai contributi versati dai vecchi frontalieri. Ma, com'è noto, il provvedimento noto come "tassa sulla salute" non è solo contestato dai diretti interessati e dai sindacati, ma trova l'opposizione anche del Cantone, che ha minacciato di bloccare parte dei ristorni ai Comuni di frontiera. La misura potrebbe inoltre generare squilibri retributivi rispetto ad altre province e tra sanità pubblica e privata accreditata, aggiunge il quotidiano comasco.

Da Regione Lombardia, al momento, non emergono nuove prese di posizione. Gli uffici parlano di un confronto ancora in corso a livello nazionale e ministeriale, oltre che con le altre Regioni (il Piemonte, ad esempio, ha sempre dichiarato che non tasserà i suoi frontalieri) e con la Confederazione elvetica e il Canton Ticino.

Le critiche dei sindacati
«Nell’ultimo incontro di giugno, però, la Regione ci ha detto che per ora non ci sono i fondi – spiega la segretaria provinciale e regionale di Nursing Up Monica Trombetta – e che senza finanziamenti a settembre l’indennità non arriverà».

Critica anche la posizione della UIL. «Noi siamo contrari alla tassa sulla salute – afferma Massimo Coppia, segretario della Funzione pubblica della Uil del Lario –: non è accettabile gravare sulle spalle dei frontalieri. Per questo ribadiamo che l’indennità di confine deve essere finanziata attraverso le risorse derivanti dalla lotta all’evasione fiscale e dalla tassazione degli extraprofitti. Queste risorse devono essere destinate ai lavoratori che garantiscono i servizi pubblici nei territori di confine, contribuendo a rendere nuovamente attrattivo il lavoro nel settore pubblico».

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