«Paredes, argentino del passato»

Arno Rossini: «Nico Paz e i senatori, l'Argentina non deve rifondare»
«Messi eccezionale ma ti limita. L'Argentina deve ripartire da un calcio vero»
Arno Rossini: «Nico Paz e i senatori, l'Argentina non deve rifondare»
«Messi eccezionale ma ti limita. L'Argentina deve ripartire da un calcio vero»
EAST RUTHERFORD - “Ha vinto la squadra migliore”. Raramente come nel caso della finale del Mondiale c’è stata unanimità di opinioni. La Spagna ha giocato, l’Argentina ha speculato. Le Furie rosse ci hanno provato, trovando il gol del vantaggio (colpevolmente) solo nei supplementari, la Selección ha superato la metà campo solo negli ultimissimi minuti, quando ormai non aveva nulla da perdere, riuscendo comunque a creare due occasioni. La coppa è finita a Madrid e a Buenos Aires, tra le lacrime, sono rimasti a mani vuote e con un futuro incerto.
Già perché l'ultima partita della Coppa del mondo è anche stata l’ultima partita in nazionale di Leo Messi, campione altissimo che, nel bene e nel male, condiziona quello che succede sul rettangolo verde.
«È la fine di un ciclo, di un’era - ha raccontato Arno Rossini - Ma per quanto visto è giusto che sia andata così. L’Argentina non ha fatto nulla. Forse perché stanca, forse perché avere Messi come unica opzione non è stato saggio… sta di fatto che la finale quasi non l’ha giocata. E questo ha fatto aumentare il rammarico di Svizzera e Inghilterra. L’Albiceleste era battibile anche prima. La nostra Nazionale e quella britannica avrebbero potuto comodamente superarla. E battersi loro in finale. Sicuro non avrebbero fatto una figura peggiore, anche se, è vero, provare a giocare a viso aperto con la Spagna sarebbe stato estremamente rischioso».
L’Argentina ha scelto di chiudersi, puntando ai rigori, o è stata costretta a questo atteggiamento dalla forza dei rivali?
«Credo abbia preparato la partita pensando al classico “difesa e contropiede”. La seconda parte della strategia, lo abbiamo visto, non è tuttavia praticamente mai riuscita a metterla in pratica. Merito della Spagna, ovviamente».
Lascerà Messi, lascerà anche qualcuno dei suoi fedelissimi, Scaloni andrà via…
«Ma non ci sarà una rifondazione, a Buenos Aires non ripartiranno da zero. Rimarranno molti buoni giocatori, e mi vengono in mente Julian Alvarez, Lautaro Martinez, Mac Allister, il Dibu Martinez, Romero… e accanto a questi troveranno spazio altri talenti. Nico Paz per esempio, che per me è fortissimo. La parte difficile sarà trovare l’amalgama di un gruppo in parte nuovo e ripartire con una nuova idea di calcio. Un calcio vero. Perché Messi è eccezionale ma in qualche modo ti limita. Ripartiranno anche dalla garra… quella di sicuro non mancherà».
Ce n’è a volte anche troppa. Uno dei protagonisti della finale è stato Paredes, violento da quando è stato chiamato in causa fino a dopo il triplice fischio dell’arbitro.
«È un argentino del passato, di un calcio che non c’è più. O, almeno, che non dovrebbe esserci più. Se lo schieri sai quello che ti puoi aspettare; oggi, almeno a parer mio, non vale tuttavia più la pena puntare su un elemento così. Le sue scorrettezze sono state evidenti e non sono state un bello spettacolo. E non si tratta di garra, in questo caso: un calciatore può essere “fisico”, “duro”, ma la lealtà non deve mai mancare. In lui ne ho vista poca».
🚨🥊 Full scenes after final whistle.@MickyJnr__ 🎥 pic.twitter.com/ZXCvAFkHwy
— Fabrizio Romano (@FabrizioRomano) July 20, 2026









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