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L'UDC si prepara a lanciare il referendum contro gli accordi con l'UE

Ribadita la difesa della democrazia diretta e il no a influenze esterne, il partito si appella ai valori storici svizzeri e lancia la raccolta firme.
L'UDC si prepara a lanciare il referendum contro gli accordi con l'UE
20Minuten
Fonte Ats
L'UDC si prepara a lanciare il referendum contro gli accordi con l'UE
Ribadita la difesa della democrazia diretta e il no a influenze esterne, il partito si appella ai valori storici svizzeri e lancia la raccolta firme.

BAAR - Nel corso dell'assemblea dei delegati svoltasi oggi a Baar (ZG), il presidente dell'UDC Marcel Dettling ha ribadito la propria determinazione a «combattere ogni accordo tra la Svizzera e l'UE» e affermato che il partito si sta preparando a lanciare diversi referendum.

Dettling, che sul podio nella Waldmannhalle era affiancato da due alabarde, ha chiesto agli oltre 400 delegati presenti un impegno senza compromessi a favore della democrazia svizzera.

Il partito respinge con forza l'accordo previsto con l'Unione europea. Se non ci dovesse essere un referendum obbligatorio, l'UDC dovrà contrastare ogni accordo con l'UE singolarmente sempre tramite referendum. A tal fine il partito sta già raccogliendo indirizzi per ottenere le firme necessarie. «L'accordo con l'UE è la votazione più importante dei prossimi anni», ha sottolineato Dettling.

Questi ha inoltre sottolineato quanto sia importante per l'UDC l'indipendenza rispetto a istituzioni e tribunali stranieri: non vogliamo balivi stranieri che dettino alla Svizzera cosa fare e come debba vivere, ha affermato. La Svizzera non ha bisogno nemmeno di una Ursula von der Leyen come presidente dell'Unione europea: mentre nell'UE il potere è nelle mani di «pochi eletti», in Svizzera «è il popolo a comandare». E questo non lo si vuole cambiare, ha affermato il consigliere nazionale svittese.

Dettling ha poi sostenuto il "sì" all'iniziativa sulla neutralità, lanciata dal movimento Pro Schweiz, vicino al partito, e da membri dell'UDC, esortando a «non immischiarci negli affari degli altri paesi» e sottolineando che «non vogliamo che guerre altrui entrino nel nostro paese». Il testo, che sarà sottoposto alle urne il 27 settembre, chiede un'interpretazione più rigorosa e un ancoraggio costituzionale della neutralità svizzera.

I valori di «indipendenza» e «libertà»
Facendo riferimento ai Confederati che, durante la battaglia di Morgarten, «dovettero difendere la propria libertà di fronte a un nemico apparentemente onnipotente», il presidente dell'UDC ha difeso i valori di «indipendenza» e «libertà».

Secondo lui il «nemico apparentemente onnipotente» sarebbe oggi «la maggioranza del Consiglio federale, gli altri partiti, i sindacati e le associazioni economiche e professionali, poiché tutti vogliono spingere la Svizzera tra le braccia dell'UE».

Oltre alla politica europea, nel suo discorso combattivo il presidente del partito ha chiesto di fermare l'immigrazione e ha promosso la propria iniziativa «Fermare gli abusi nell'asilo! (Iniziativa per la protezione delle frontiere)».

Da parte sua la vicepresidente del partito Céline Amaudruz ha parlato della neutralità come di una bussola che, secondo lei, non deve cambiare rotta in base agli eventi internazionali e alle maggioranze politiche.

«La neutralità non è superata»
«In un mondo sempre più instabile, in cui le tensioni internazionali si moltiplicano e ogni Stato è chiamato a scegliere da che parte stare, la neutralità non è superata. È più attuale che mai», ha affermato la consigliera nazionale ginevrina, sottolineando che per essere credibile, questa neutralità non deve essere flessibile. A suo dire essa non è simbolo né di «debolezza» né di «vigliaccheria»: «è l'espressione della nostra indipendenza».

All'assemblea è intervenuto anche l'ex consigliere federale Christoph Blocher, secondo il quale la neutralità non viene più presa sul serio dal governo. Oggi essa è «permanente, armata e integrale»: le guerre non vengono più condotte solo con mezzi militari, ma anche con sanzioni economiche. Per questo motivo, secondo l'86enne, è necessaria una neutralità «rigorosa» e credibile.

Perché la neutralità, insieme alla democrazia diretta e al rispetto della Costituzione federale, è «uno dei pilastri fondamentali dello Stato» nonché lo strumento di politica estera più centrale della Svizzera. «Dobbiamo riportare la neutralità in primo piano, altrimenti ci sarà la guerra», ha sostenuto il politico zurighese.

Contro l'iniziativa sull'alimentazione
Come atteso i delegati hanno approvato l'iniziativa sulla neutralità, con 368 voti a favore e un'astensione. L'assemblea si è invece espressa all'unanimità contro l'iniziativa «Per un'alimentazione sicura - mediante il rafforzamento di una produzione nazionale sostenibile, più derrate alimentari vegetali e acqua potabile pulita (Iniziativa sull'alimentazione)», su cui pure si voterà il 27 settembre. Il testo chiede in particolare di portare entro dieci anni il tasso di autosufficienza alimentare del paese al 70%.

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha inoltre affrontato il tema della politica agricola svizzera. Ha sottolineato che essa si trova ad affrontare una situazione difficile a causa dei cambiamenti climatici e dei conflitti armati, ma che ha un futuro davanti a sé. Il parlamento deve tuttavia migliorare il quadro giuridico, ha aggiunto il democentrista vodese.

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