Ancora un furto in un'armeria, ladri in fuga

L'ondata di furti in negozi di armi preoccupa le autorità, che rafforzano la cooperazione tra cantoni e federazione.
GLARONA - Ancora un furto in un'armeria: questa volta, ad essere stato preso di mira nella notte di mercoledì è un negozio di Glarona. I ladri, stando a una nota odierna della polizia cantonale, si sono impossessati di un certo numero di armi e sono tutt'ora uccel di bosco.
In base ai primi elementi forniti dalle autorità glaronesi, l'allarme è giunto alla centrale di polizia poco dopo le 03.10. All'arrivo delle pattuglie, i malfattori si erano già dileguati. I ladri sono penetrati nell'armeria forzando una finestra. Le ricerche avviate speditamente anche con l'aiuto delle polizie dei Cantoni vicini - Svitto, San Gallo e Uri, sono finora rimaste senza esito.
È dal 2025 che simili azioni criminose si susseguono in tutta la Svizzera. Il fenomeno ha dapprima interessato soprattutto la svizzera francese, per poi spostarsi nella Svizzera tedesca; anche il Ticino non è stato risparmiato dal fenomeno.
Secondo informazioni fornite dall'Ufficio federale di polizia (Fedpol) a Keystone-ATS a inizio luglio, solo da gennaio di quest'anno sono stati registrati 23 casi di furti con scasso - riusciti o tentati - in negozi di armi. Fedpol registra un aumento di simili episodi già dall'anno scorso. Un aspetto interessante è che in quasi tutti i furti sono coinvolte bande di ladri provenienti da altri paesi, in particolare dalla Francia.
Parallelamente ai furti di armi, secondo fedpol dallo scorso anno si stanno moltiplicando anche i furti di auto di lusso in carrozzerie. Inoltre, soprattutto nella regione di Ginevra, si è registrato un aumento dei tentativi e dei casi consumati di "homejacking", ossia l'aggressione da parte di criminali di persone nelle loro abitazioni, con l'obiettivo di sottrarre denaro, gioielli o automobili.
Sempre secondo l'Ufficio federale di polizia, i vari reati sono da attribuire al fenomeno del "Crime-as-a-Service" (CAAS): un modus operandi a cui ricorrono sempre più spesso soprattutto organizzazioni criminali francesi. Da un lato ci sono i mandanti che commissionano i reati e li finanziano, dall'altro ci sono i reclutatori, che ingaggiano potenziali "soldati" tramite le reti sociali e spesso scambiano ulteriori dettagli tramite servizi di messaggistica crittografati.
Nei casi che riguardano la Svizzera il reclutamento avviene per lo più tramite Snapchat; video promozionali si trovano però anche su TikTok e Telegram. Secondo fedpol i tentativi di reclutamento riguardano ormai anche giovani svizzeri: sono stati segnalati casi, tra l'altro, nei cantoni di San Gallo e Zurigo.
I responsabili assicurano quindi che siano disponibili le risorse logistiche necessarie per il delitto, come veicoli, attrezzi, contatti o mezzi finanziari. L'esecuzione del reato viene poi affidata ai "soldati" reclutati, a cui vengono promesse somme di denaro che vanno da 500 a ben oltre 10'000 euro.
Secondo Fedpol, i "soldati" sono "per lo più minorenni o giovani adulti inesperti, senza legami diretti con un'organizzazione criminale". Nella Confederazione vengono impiegati quasi esclusivamente uomini.
Come reagiscono le autorità al fenomeno? Le attività criminali dei gruppi francesi e la relativa strategia del "Crime-as-a-Service" devono essere contrastate a lungo termine. A tal fine la Confederazione e i Cantoni hanno istituito una task force operativa nazionale nell'ambito dell'Associazione dei capi di polizia giudiziaria dei Cantoni svizzeri.



