Trump vuole una “flotta d'oro” a propulsione nucleare da 275 miliardi

Le navi da guerra, che porteranno il suo nome, vogliono apertamente sfidare la Cina. Saranno fra le più costose mai costruite.
WASHINGTON - Le navi «piu' potenti sempre», una "flotta d'oro" per competere con la Cina. Dopo gli aeroporti, le istituzioni culturali e perfino un arco di trionfo, Donald Trump punta ad intitolarsi anche 15 nuovi giganti del mare.
L'annuncio del progetto per la costruzione della “golden fleet“ era avvenuto lo scorso dicembre a Mar-a-Lago ma il tema è ritornato in auge in queste ore, dopo che il Congressional Budget Office, un organismo parlamentare indipendente, ha rivelato il costo esorbitante dell'operazione: 275 miliardi di dollari dei contribuenti americani.
Se fosse confermata tale cifra, le navi da guerra di Trump sarebbero tra le più costose mai costruite. Una flotta di 25 navi potrebbe arrivare a 455 miliardi di dollari, secondo una stima della commissione bilancio del Senato.
Le nuove imbarcazioni "letali", come le ha definite il tycoon qualche mese fa, saranno pesantemente armate, dotate di missili antiaerei e per attacchi al suolo, armi ipersoniche, missili da crociera a testata nucleare e laser.
La prima di queste unità, a propulsione nucleare, costerebbe circa 23,4 miliardi di dollari, mentre le successive verrebbero a costare in media 18 miliardi di dollari ciascuna, stando al rapporto del Cbo. Per fare un confronto, la USS Gerald Ford, la più grande portaerei del mondo, è costata circa 13,3 miliardi di dollari nel 2008, una cifra equivalente a oltre 20 miliardi di dollari del 2026.
Le imbarcazioni saranno decisamente più grandi degli attuali cacciatorpediniere e incrociatori americani, ma il loro dislocamento (il volume d'acqua spostato dallo scafo) rimarrà leggermente inferiore a quello delle ultime corazzate americane, quelle della classe Iowa, ritirate dal servizio negli anni '90.
Il costo non è l'unica variabile nel piano per la flotta di Trump. Secondo il rapporto del Congressional Budget Office, infatti, i cantieri navali americani potrebbero non essere in grado di gestire il carico di lavoro. "Far fronte a un simile incremento nella produzione di grandi navi da combattimento di superficie potrebbe rappresentare una sfida per l'industria cantieristica", ha spiegato il Cbo.
Inoltre, i due principali costruttori di navi da combattimento negli Stati Uniti - Bath Iron Works, nel Maine, e Ingalls Shipbuilding, nel Mississippi - sono già in affanno rispetto ai cacciatorpedinieri già commissionati.



