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LOCARNO FILM FESTIVAL

«Ho fatto tutto 10 anni in ritardo, oggi preferisco stare in fattoria con i miei animali»

Isabella Rossellini ha incontrato il pubblico del Film Festival Locarno, dopo aver ritirato mercoledì sera l'Excellence Awards. Gli esordi, il master a 55 anni e quella volta che diede dello scemo a David Lynch.
«Ho fatto tutto 10 anni in ritardo, oggi preferisco stare in fattoria con i miei animali»
Foto Luca Leoni
«Ho fatto tutto 10 anni in ritardo, oggi preferisco stare in fattoria con i miei animali»
Isabella Rossellini ha incontrato il pubblico del Film Festival Locarno, dopo aver ritirato mercoledì sera l'Excellence Awards. Gli esordi, il master a 55 anni e quella volta che diede dello scemo a David Lynch.

LOCARNO - Dopo aver ricevuto nella serata di mercoledì l'Excellence Award del Locarno Film Festival, Isabella Rossellini è stata protagonista questa mattina di una conversazione con il pubblico allo Spazio Cinema.

Un'ora di dialogo con Olivier Père che ha spaziato fra cinema, animali, David Lynch, Roberto Rossellini e Ingrid Bergman, ma attraversata soprattutto da una parola ricorrente: curiosità. Quella che, racconta l'attrice e regista, l'ha accompagnata per tutta la vita, anche nei momenti più difficili.

L'inizio di una carriera
Isabella Rossellini è figlia del regista Roberto Rossellini e dell'attrice Ingrid Bergman. Ha iniziato la carriera come modella per poi esordire come attrice in un piccolo ruolo grazie all'intercessione della madre. Nel 1979 arrivò poi “Il prato” dei fratelli Taviani.

Ed è proprio questa prima vera e propria esperienza che ricorda ancora oggi con un misto di gratitudine e amarezza: «Quando i fratelli Taviani mi proposero Il prato dissi di no. Mia madre mi disse che sbagliavo: non dovevo rinunciare solo perché ero sua figlia e avevo paura del confronto con la critica. Mi sono divertita tantissimo a girarlo, ma la critica mi ha ammazzata e per cinque anni non ho più recitato. I Taviani mi avevano scelta come omaggio a mio padre: dopo la sua morte vennero a trovarci durante la veglia e qualche mese dopo mi offrirono il ruolo».

Quando diede dello scemo a David Lynch
Quella fu però soltanto una parentesi. Rossellini tornò alla recitazione con “White Nights” (1985), al fianco di Mikhail Baryshnikov e Helen Mirren, e successivamente con “Blue Velvet“ (1986) di David Lynch. Quel ruolo arrivò grazie a un incontro con il regista americano durante una cena con la famiglia De Laurentiis a Roma. «Mi ha detto: "You look like Ingrid Bergman". E io gli ho risposto: "Ma sei scemo?”». Lynch le chiese poi il numero di telefono di Helen Mirren, ma lei rifiutò di darglielo. «Il giorno dopo è arrivato il copione a casa mia con una nota di David che diceva: "On second thought"... Ripensandoci, perché non lo leggi tu?».

Foto Luca LeoniRossellini e Père, durante la chiacchierata.

Rossellini ricorda poi il lavoro sul personaggio in “Blue Velvet”: «Era una donna abusata che voleva tenere nascosta la sua condizione. Così abbiamo deciso di far vedere che la parrucca era una parrucca e di truccarla come una bambola: palpebre blu e labbra rosse, come per far vedere che andava tutto bene, quando invece andava tutto male». A proposito di una delle scene del film, sorride: «Sì, sono io che canto... c'è stato un sacco di editing. Se no avrei fatto anche la cantante!».

Il sodalizio con il regista americano è poi proseguito – oltre che con una relazione sentimentale – con “Wild at Heart” (1990), che verrà proiettato questa sera in seconda serata in Piazza Grande. Del suo personaggio nel film racconta: «David mi disse: "Voglio che il tuo personaggio sia sexy ma anche ripugnante, che faccia paura". Così mi sono ispirata a Frida Kahlo».

Le “follie” di James Gray e Joaquin Phoenix
Isabella Rossellini ha poi ricordato il lavoro con altri due registi, James Gray e John Schlesinger. Del primo, con cui ha recitato in “Two Lovers” (2008) – che sarà proiettato il 9 agosto alle 16.30 al GranRex – ricorda il “method acting” del collega Joaquin Phoenix, che trovò davvero bizzarro. Ma soprattutto racconta di come Gray volle mostrare a tutta la troupe, prima dell'inizio delle riprese, “Germania anno zero” di Roberto Rossellini: «Tutti dormivano. Solo James Gray era pieno di fervore e amore per quel film».

Di John Schlesinger, invece, dice: «È stato il regista che mi ha dato più sicurezza che potessi fare questo mestiere». E aggiunge, sorridendo: «Qualche anno fa ho sognato che mio padre e John si erano fidanzati in paradiso».

Rossellini ha poi ricordato anche il lavoro con Alice Rohrwacher, regista che definisce «magica» e capace di fare un «magico neorealismo». Parlando del proprio approccio alla regia, ha spiegato di non partire mai dallo stile: «Non penso mai prima allo stile. Penso a quello che voglio dire e poi a come posso dirlo».

Ripensando alla sua lunga carriera internazionale, Rossellini ammette però che oggi il rapporto con i viaggi è cambiato. «Sono sempre stata molto restia a viaggiare. Da giovane ero più curiosa, adesso sto bene nella mia fattoria con i miei animali».

LOCARNO FILM FESTIVAL / TIPRESSFolto pubblico allo Spazio Cinema.

Un master a 55 anni e l'infinito amore per gli animali
Ma se il cinema ha occupato gran parte della sua vita, Rossellini racconta che la sua prima, autentica passione è sempre stata un'altra: gli animali. «La mia prima passione sono sempre stati gli animali e rimangono gli animali. Quando ero piccola raccoglievo tutti i cani randagi per strada. Papà diceva basta, perché portavo sempre le pulci in casa. Ho fatto un sacco di guai». Prosegue: «Mi sarei voluta laureare in etologia, ma all'epoca non era ancora insegnata all'università».

L'attrice ha poi conseguito un Master in etologia a 55 anni e ha creato la serie di cortometraggi Green Porno (2008), dedicata alla sessualità degli animali. L'idea nacque da Robert Redford. «Era l'inizio di YouTube e stavano presentando il primo iPhone», ricorda. «Fu lui a propormi di realizzare cortometraggi di non più di due minuti per i piccoli schermi». Poi aggiunge: «La prima selezione era di 18 film, adesso sono diventati quasi 50. Abbiamo cambiato anche il titolo, ma Green Porno è talmente potente che qualunque film faccia come regista viene chiamato così».

Parlando del proprio modo di fare cinema, osserva: «Sono sempre rimasta affascinata dalla biologia, dall'etologia e dal comportamento degli animali. Quando ho voluto fare il mio cinema, gli animali sono diventati i miei personaggi. Sono diventate le mie muse». Una passione che continua anche lontano dal set: oggi Rossellini vive in una fattoria, alleva pecore e galline e racconta di indossare spesso abiti realizzati con la lana dei suoi animali.

«Mi sarebbe piaciuto cominciare prima...»
Nella parte finale dell'incontro è stato poi il pubblico a prendere la parola, tra ricordi condivisi, curiosità e domande sulla sua lunga carriera. Sono emersi curiosi e simpatici aneddoti di persone presenti collegati a lei e alla sua famiglia. Una costumista ha ricordato il loro primo lavoro insieme allo Stabile di Torino negli anni Settanta, mentre un altro spettatore le ha consegnato un libro dedicato al cugino Franco Rossellini e alla zia acquisita dell'attrice, regalando uno dei momenti più emozionanti dell'incontro. Non è mancata nemmeno una lettera, consegnata a Rossellini da un altro spettatore.

Fra una risposta e l'altra, Rossellini riflette anche sul proprio percorso: «Mi sarebbe piaciuto cominciare prima... la modella a 15 anni, l'attrice prima... sono sempre stata dieci anni in ritardo perché mi sarebbe piaciuto avere più tempo». Una riflessione che riassume bene una carriera costruita seguendo la curiosità più che le tappe tradizionali.

Fra le domande del pubblico anche una riflessione su “Green Porno” e sulla sua attualità rispetto ai temi della comunità queer. Rossellini ha precisato di non aver mai pensato la serie in chiave politica: «Sono affascinata dalla biologia e dalla diversità. Questo stupore è l'ispirazione, non la politica». Ha poi ricordato come la natura presenti una grande varietà di comportamenti e identità sessuali: «Contro natura non è. Dal punto di vista scientifico, contro natura non è».

È stata però una domanda sul momento più difficile della sua vita a chiudere l'incontro con una riflessione più personale. A 42 anni Lancôme, celebre marchio di cosmetica, decise di non rinnovare la collaborazione con lei perché considerata troppo vecchia. Un periodo in cui, racconta, anche il lavoro come attrice si era quasi fermato e che la spinse a tornare all'università per studiare etologia e seguire la propria passione. «È stato un momento difficile che ho superato seguendo la mia curiosità. Mi ha ridato tanta gioia». Vent'anni dopo, però, Lancôme è tornata a sceglierla come volto della maison.

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