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SVIZZERA

L'online cresce, il "non-food" arranca: è un commercio al dettaglio a due velocità

Dietro alla crescita complessiva del fatturato 2025 (+1,2%), il comparto cela grandi differenze strutturali
L'online cresce, il "non-food" arranca: è un commercio al dettaglio a due velocità
Depositphotos (dedivan1923)
Fonte Ats
L'online cresce, il "non-food" arranca: è un commercio al dettaglio a due velocità
Dietro alla crescita complessiva del fatturato 2025 (+1,2%), il comparto cela grandi differenze strutturali

BERNA - Il commercio al dettaglio svizzero chiude il primo semestre del 2026 con un bilancio contrastante. Secondo l'analisi semestrale delle transazioni con carte di debito e di credito condotta dall'associazione di categoria Swiss Retail Federation (SRF) il fatturato nominale complessivo del comparto è cresciuto dell'1,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un dato che però maschera profonde differenze strutturali: da un lato l'online continua a correre (+3,0%), dall'altro il commercio fisico arranca, fermo a un +1,0% trainato esclusivamente dal settore alimentare.

A destare maggiore preoccupazione nel ramo è l'andamento del segmento non-food nei negozi tradizionali, che ha registrato un calo sensibile, pari al -3,3%. Settori come abbigliamento, calzature, arredamento, articoli per la casa, fai-da-te, giocattoli e articoli per il tempo libero restano sotto forte pressione strutturale.

A controbilanciare questa contrazione è stata la tradizionale tenuta del commercio alimentare, che nel primo semestre ha messo a segno un +3,8%. Un risultato trainato principalmente dalla crescita demografica, che continua a sostenere la domanda di beni di prima necessità e a svolgere una funzione stabilizzante per l'intero comparto fisico, commenta SRF.

L'andamento congiunturale è stato altalenante: i primi mesi dell'anno sono stati segnati dalle tensioni internazionali, con il conflitto in Iran e le dispute commerciali con gli Stati Uniti che hanno frenato i consumi. Il secondo trimestre ha invece segnato una ripresa decisa, in particolare verso l'estate, segno di un leggero miglioramento del clima di fiducia dei consumatori, sebbene in un contesto che rimane impegnativo.

A complicare ulteriormente il quadro per i rivenditori svizzeri resta l'elevato livello del turismo degli acquisti, che stando alla SRF rimane stabile su valori molto alti rispetto al passato. Questo fenomeno continua a esercitare una forte pressione competitiva e sui margini, penalizzando in particolare i punti vendita situati nelle zone di confine.

Di fronte a questo scenario l'organizzazione alza la voce e chiede un intervento deciso del mondo politico per garantire parità di condizioni e sostenere il commercio fisico, ritenuto essenziale per la coesione sociale e l'occupazione. Swiss Retail Federation ha stilato un catalogo di richieste indirizzato a Confederazione, cantoni e comuni: tra le misure invocate figurano la liberalizzazione degli orari di apertura per adeguarsi alle nuove abitudini dei consumatori; il miglioramento dell'accessibilità ai centri urbani, con garanzia di parcheggio a prezzi accessibili; la semplificazione e accelerazione delle procedure edilizie, per consentire investimenti, ristrutturazioni e ammodernamenti più rapidi; la riduzione degli oneri burocratici e delle tasse sulle superfici di vendita; e il blocco di qualsiasi aggravio fiscale, in particolare attraverso aumenti dell'IVA o ulteriori oneri salariali.

«Il commercio al dettaglio con punti vendita fisici è indispensabile per l'approvvigionamento locale, la creazione di numerosi posti di lavoro e di formazione interessanti, nonché per il mantenimento di centri urbani vivaci», afferma Patrick Erny, direttore di SRF, citato in un comunicato. «Affinché possa continuare a crescere e a reggere la concorrenza ha bisogno di condizioni quadro affidabili e favorevoli alle imprese», conclude il dirigente con master in gestione pubblica e politica conseguito all'università di Berna.

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