«Ho studiato veterinaria, ora me ne pento», capita a una laureata su tre

È il corso di studi più costoso, è lungo e impegnativo. Ma è anche uno dei titoli più ricercati sul panorama lavorativo svizzero. Il perché di un singolare cortocircuito tutto svizzero.
BERNA - Secondo il Rapporto sul sistema educativo svizzero 2026 della Confederazione, quasi un terzo (29%) delle veterinarie formate si sentono insoddisfatte della propria professione, per questo non sceglierebbero nuovamente il proprio percorso di studi.
Lungo, costoso ma anche estremamente ricercato
L'autore Stefan Wolter, sentito dal Tages-Anzeiger, ritiene alquanto problematico questo fatto, e i motivi sono diversi: è un percorso di studio impegnativo che può durare fino a 7 anni, è particolarmente oneroso per quanto riguarda la retta (è il più caro in assoluto, anche superiore a Medicina) e forma figure professionali molto specializzate e richieste nel mondo professionale svizzero.
L'industria farmaceutica, la pubblica amministrazione nel settore della sicurezza alimentare e della produzione di carne sono, infatti, sempre in cerca su larga scala di questa figura professionale. Senza contare la possibilità di aprire uno studio veterinario proprio.
Al momento, sempre stando ai dati della Confederazione, una fetta non trascurabile di diplomati immessi nel mondo del lavoro viene dall'estero (si parla di 200 diplomi stranieri riconosciuti a fronte dei 120 circa ottenuti negli atenei elvetici).
Questo quando nelle università svizzere l'accesso al corso di laurea è limitato da un numerus clausus. Questo, secondo il presidente della Società dei veterinari svizzeri (GST-SVS) Roberto Mossi potrebbe essere uno dei motivi del cortocircuito che genera rimpianto nelle laureate (la stragrande maggioranza dei corsisti, circa il 90% sono di sesso femminile).
Criteri da rivedere?
Mossi, ticinese e attivo in quel di Giubiasco col suo studio, definisce «dolorosa» la discrepanza fra il rigido limite imposto per le iscrizioni - stabilito per motivi di costo - e la decisione di riconoscere un numero così grande di diplomi stranieri.
Secondo lui, inoltre, le condizioni alla base del numero chiuso dovrebbero essere aggiornate: «Dal nostro punto di vista sarebbe utile integrare questo strumento con ulteriori criteri, per esempio l’esperienza acquisita in ambito veterinario o nell’agricoltura e nella silvicoltura».
Il motivo fondamentale è quello di ottenere futuri professionisti già preparati a una realtà professionale che resta estremamente impegnativo sia per il lavoro vero e proprio (con reperibilità praticamente costante), sia per gli strascichi emotivi che ne possono derivare, anche a causa dei padroni.
Nel 2024, la STS ha inoltre lanciato una linea telefonica di emergenza attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dedicata ai veterinari che necessitano di supporto.
«Lavoro difficile, ma il numerus clausus funziona»
Le facoltà Vetsuisse di Berna e Zurigo condividono le preoccupazioni sulle difficili condizioni di lavoro dei veterinari, ma escludono che il numero chiuso sia la causa dell'elevato rimpianto per la scelta degli studi, sottolineando che lo stesso test di ammissione viene utilizzato anche in medicina e odontoiatria, dove i tassi di insoddisfazione sono molto più bassi.
Per aiutare gli studenti a comprendere meglio la professione, dall'autunno 2026 sarà introdotto un tirocinio obbligatorio in un'azienda agricola, da svolgere prima o durante il primo anno di studi, così da offrire un contatto diretto con la realtà degli animali da reddito.



