Cerca e trova immobili
Alessandra Noseda

Riguardo alla mobilitazione del 20 agosto contro Maccabi Tel Aviv – Lugano

Alessandra Noseda
Riguardo alla mobilitazione del 20 agosto contro Maccabi Tel Aviv – Lugano
Telegram
Fonte Alessandra Noseda
Riguardo alla mobilitazione del 20 agosto contro Maccabi Tel Aviv – Lugano
Alessandra Noseda

SIGIRINO - Riguardo alla mobilitazione indetta per il 20 agosto da Gaza Action Ticino e dal Coordinamento unitario a sostegno della Palestina contro quella che è stata definita «la partita della vergogna», cioè l'incontro tra Maccabi Tel Aviv e Lugano, sono doverose alcune considerazioni. In democrazia la libertà di espressione e di manifestazione è un diritto fondamentale. È quindi perfettamente legittimo criticare Israele, il suo governo, la conduzione della guerra a Gaza e perfino chiedere forme di boicottaggio politico. Proprio questa libertà comporta la responsabilità di distinguere le opinioni dai fatti e di sostenere con prove adeguate accuse di eccezionale gravità. Sul conflitto israelo-palestinese circolano quotidianamente affermazioni presentate come verità definitive quando definitive non sono. La Carta fondativa di Hamas del 1988 conteneva espliciti riferimenti alla distruzione di Israele; è documentato il sostegno politico, finanziario e militare fornito dall'Iran ad Hamas. L'attacco del 7 ottobre 2023 non fu una manifestazione spontanea di protesta, ma un'operazione preparata da Hamas, nella quale furono perpetrati orrendi crimini.

Allo stesso modo occorre precisione quando si parla di genocidio. Esistono accuse formulate contro Israele, ma una cosa è formulare un'accusa, un'altra è affermare che esista già una sentenza internazionale definitiva che abbia condannato Israele per genocidio. Il procedimento davanti alla Corte internazionale di giustizia non equivale ad una sentenza definitiva.

Riguardo poi al confronto sportivo a Cornaredo, qui non si tratta di stabilire torti e ragioni sul conflitto mediorientale.

Contro il Maccabi sono state formulate accuse di estrema gravità. I promotori della mobilitazione sostengono che numerosi giocatori e dirigenti del club avrebbero prestato servizio militare a Gaza e in Cisgiordania e avrebbero partecipato personalmente a crimini di guerra.

A questo punto la domanda è inevitabile: quali giocatori? Quali dirigenti? Quali crimini avrebbero personalmente commesso? Dove e quando? E soprattutto: quali sono le prove?Se esistono, vengano presentate. Il Maccabi Tel Aviv non è una squadra etnicamente o religiosamente omogenea. Nella sua rosa giocano israeliani tra cui arabo-israeliani insieme a calciatori provenienti da Guinea, Paesi Bassi, Serbia, Mali, Venezuela, Capo Verde, Moldavia e altri Paesi. L'allenatore è scozzese.

È documentato che alcuni calciatori israeliani legati al Maccabi abbiano svolto il servizio militare obbligatorio. Ma servizio militare, partecipazione ai combattimenti a Gaza e commissione di crimini di guerra sono tre cose completamente diverse.

Aver prestato servizio nell'esercito israeliano non dimostra di avere combattuto a Gaza. Aver combattuto in una guerra non dimostra di avere commesso un crimine di guerra.

Se un determinato calciatore ha commesso un crimine di guerra, si faccia il suo nome e si producano le prove. In presenza di elementi seri saranno le autorità competenti a stabilirne le responsabilità.

Si possono condannare senza esitazioni anche gli episodi di razzismo e violenza attribuiti a settori della tifoseria del Maccabi. Ma neppure le azioni di alcuni tifosi possono trasformarsi nella colpa personale dei calciatori che scendono in campo.Il 20 agosto a Cornaredo giocheranno due club di calcio, composti da atleti di nazionalità, provenienze e storie personali differenti.Attribuire loro collettivamente la responsabilità di crimini di guerra semplicemente perché indossano la maglia di un club israeliano significa ritornare al principio della colpa per appartenenza, della serie stella gialla cucita sulla giacca. La critica alle politiche dello Stato d'Israele è pienamente legittima. L'antisemitismo non lo è. Proprio per questo è necessario mantenere chiarissimo il confine fra le due cose. Chi accusa i calciatori di crimini di guerra faccia i nomi, descriva i fatti e presenti le prove. Altrimenti ritiri l'accusa.

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE