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PIERGIUSEPPE VESCOVI

La Lega dei Ticinesi deve ritrovare la propria anima

Piergiuseppe Vescovi, già segretario operativo del movimento
La Lega dei Ticinesi deve ritrovare la propria anima
PIERGIUSEPPE VESCOVI
Fonte PIERGIUSEPPE VESCOVI
La Lega dei Ticinesi deve ritrovare la propria anima
Piergiuseppe Vescovi, già segretario operativo del movimento

Ci sono momenti nella vita di un movimento politico in cui non basta chiedersi come recuperare consensi. Occorre porsi una domanda più profonda: siamo ancora fedeli alle ragioni per cui siamo nati?

La Lega dei Ticinesi è nata per rompere gli schemi, dare voce a chi non si sentiva rappresentato e difendere un Ticino che chiedeva rispetto per il proprio lavoro, la propria identità e la propria autonomia. Per decenni ha saputo interpretare le preoccupazioni di migliaia di cittadini, portando al centro del dibattito temi che altri ignoravano: il lavoro, il dumping salariale, la sicurezza, gli sprechi, l’autonomia cantonale.

La sua forza è sempre stata quella di essere diversa. Di parlare un linguaggio diretto. Di avere il coraggio di affrontare temi scomodi.

Negli ultimi anni, però, vicende giudiziarie, tensioni interne e contrapposizioni personali hanno finito per oscurare questa identità. La vera sfida, oggi, non è soltanto recuperare voti: è tornare a essere la Lega.

Il Ticino ha ancora bisogno di una vera destra sociale, capace di mettere al centro il lavoro, le famiglie, il ceto medio, i giovani, gli anziani, gli artigiani e le piccole e medie imprese. Una forza che sappia contrastare il dumping salariale, sostenere chi crea occupazione, ridurre la burocrazia e riaffermare un principio semplice: l’economia deve essere al servizio delle persone e del territorio, non il contrario.

Una vera destra sociale significa diritti, ma anche chiari doveri. Non tutto può essere chiesto allo Stato e gli abusi vanno combattuti con fermezza. Ma chi è realmente in difficoltà va sostenuto con ogni mezzo, per offrirgli la possibilità concreta di costruirsi un futuro.

E accanto al lavoro c’è l’identità: la lingua, la cultura, le tradizioni e la capacità del Ticino di decidere del proprio futuro. Anche di fronte alle nuove sfide legate agli accordi bilaterali, serve una Lega forte, libera e capace di difendere gli interessi dei ticinesi.

Ma per essere credibili bisogna innanzitutto esserlo in casa propria. Chi chiede trasparenza deve essere trasparente. Chi denuncia i privilegi deve dimostrare di non essere interessato alle poltrone. Chi parla di merito deve valorizzare davvero competenze e capacità.

Per questo occorre riprendere quel percorso di riorganizzazione e rinnovamento interrotto con l’Assemblea del dicembre 2023: maggiore collegialità, responsabilità condivise, valorizzazione delle competenze e della meritocrazia, contrasto ai favoritismi e coinvolgimento delle diverse sensibilità del Movimento.

L’interruzione di quel percorso si è rivelata una scelta profondamente sbagliata. Da allora la Lega ha progressivamente perso capacità progettuale e ha attraversato una fase segnata da tensioni ed episodi controversi che ne hanno inevitabilmente condizionato l’immagine.

Ma oggi non serve recriminare. Serve ripartire.

La Lega deve ritrovare l’equilibrio tra la sua “pancia”, quella straordinaria capacità di ascoltare e parlare alla gente, e la sua “testa”, indispensabile per un movimento che vuole governare. Al radicamento popolare devono affiancarsi organizzazione, metodo, competenza e una visione comune.

Occorre rafforzare una struttura collegiale al fianco del Coordinatore, Daniele Piccaluga, e soprattutto rilanciare le Sezioni, vero cuore del Movimento: luoghi nei quali si ascoltano i cittadini, si formano gli amministratori e si costruisce il ricambio generazionale.

Il futuro della Lega non nascerà nei corridoi del potere, ma nei Comuni, nelle piazze, tra i militanti e accanto alle persone che ogni giorno dedicano tempo, energie e passione al Movimento.

Persino la prospettiva di ritrovarsi fra poco con un solo rappresentante in Consiglio di Stato, pur nel profondo dispiacere per le vicissitudini personali, potrebbe trasformarsi in un’opportunità: quella di recuperare pienamente lo spirito di Movimento e rilanciare una progettualità politica più libera.

Non serve tornare indietro. Serve ritrovare l’anima con cui la Lega è nata e darle una nuova forza per il futuro. Giuliano Bignasca ha dato vita al Movimento e ne ha segnato profondamente la storia; oggi spetta a noi dimostrare che quell’idea può vivere oltre il suo fondatore, rinnovandosi senza perdere la propria identità.

È questo l’augurio che rivolgo a tutti coloro che hanno a cuore la Lega e al nostro amato Cantone.

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