«Ho rischiato la vita per salvare quel bambino. Ora non posso lavorare»

Il 45enne si è tuffato nel lago di Como per salvare un bambino di nove anni che stava annegando e si è ferito alla caviglia: «Non chiedo un regalo, voglio solo essere considerato una persona»
Il 45enne si è tuffato nel lago di Como per salvare un bambino di nove anni che stava annegando e si è ferito alla caviglia: «Non chiedo un regalo, voglio solo essere considerato una persona»
COMO - Hakim indica con il dito il punto in cui, giovedì 6 agosto, si è tuffato nel lago di Como per salvare la vita di un bambino di nove anni.
«Ho notato la testa che faceva su e giù dentro l'acqua»
«Ero qui, sul prato, quando a un certo punto ho sentito una signora gridare “aiuto, aiuto!” ─ racconta a Tio.ch il 45enne di origine marocchina, regolare sul territorio italiano ─ Mi sono alzato e, in mezzo agli altri bambini che nuotavano, ho notato il piccolo in acqua, con la testa che andava su e giù. A quel punto sono corso verso di lui, ho cercato un punto da cui entrare in acqua, mi sono buttato e l'ho raggiunto».
Lo scenario è la lingua di sabbia creata dalla siccità proprio alle spalle del Tempio Voltiano, in uno dei luoghi più iconici del Lario. Qui, come indicano i cartelli, la balneazione è vietata. Non solo per il rischio di infezioni legato alla qualità dell'acqua, ma anche per la conformazione scivolosa del fondale.
Tio.chUn cartello indicante il divieto di balneazioneIl divieto ignorato e la bambina annegata a fine luglio
Ma i turisti, numerosissimi a Como, spesso ignorano i divieti e affollano la zona. E negli anni, purtroppo, questa porzione di lago è stata fatale per diverse persone. A pochi metri dal punto in cui Hakim ha salvato il bambino si notano fiori, candele e un peluche di Minni: un piccolo altare “laico” in ricordo di una bambina annegata in quel punto a fine luglio.
Tio.chLe candele e i fiori per ricordare la bambina annegata a fine luglioNel tuffarsi, Hakim si è fatto male alla caviglia. Ma non si è fermato. «Sono andato ugualmente, rischiando anche la mia vita per tirare fuori dal lago il bambino. Ho dovuto tirarlo con forza, perché altrimenti sarebbe andato sott'acqua».
Tio.chIl giardino di fronte al lago. Il cartello indica chiaramente il divieto di balneazione«Non mi hanno dato nemmeno una stampella»
Il gesto ha avuto però conseguenze pesanti per il 45enne, che di mestiere fa il corriere. L'infortunio lo costringerà a fermarsi per circa un mese e mezzo. «Sono andato all'ospedale e non mi hanno dato nemmeno una stampella per camminare. Ho dovuto fare tutta la strada a piedi, zoppicando, fino a Ponte Chiasso. Sono andato anche alla Croce Rossa, ma mi hanno detto che non avevano nulla per aiutarmi».
Durante il tuffo ha inoltre perso le chiavi del furgone. «Adesso, senza lavorare, come faccio a mangiare? Come faccio a vivere?».
L'appello: «Non voglio un regalo, ma vorrei essere considerato una persona»
Per questo rivolge un appello alle istituzioni, che finora, stando al suo racconto, sono rimaste piuttosto silenti nei suoi confronti, fatta eccezione per una telefonata ricevuta dalla vicesindaca di Como. «Non chiedo un regalo per quello che ho fatto. Non voglio niente in cambio. Voglio solo che lo Stato si ricordi del gesto che ho fatto. Vorrei essere considerato anch'io una persona».







