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CORRADO AMATO

Nuove sanzioni contro la Russia: quale strada per la Svizzera?

Corrado Amato, membro di comitato di HelvEthica-Ticino.
Nuove sanzioni contro la Russia: quale strada per la Svizzera?
Corrado Amato
Nuove sanzioni contro la Russia: quale strada per la Svizzera?
Corrado Amato, membro di comitato di HelvEthica-Ticino.

Le nuove sanzioni dell’Unione europea contro la Russia riaprono una domanda importante anche per noi cittadini svizzeri: quale ruolo deve avere il nostro Paese in un contesto internazionale sempre più teso?

La Svizzera ha una lunga tradizione di neutralità, un principio che ha permesso al nostro Paese di svolgere per decenni un ruolo particolare nel mondo: quello di essere un luogo di dialogo, mediazione e stabilità. Per questo motivo, in occasione delle votazioni del 27 settembre 2026, ritengo che il popolo svizzero dovrebbe riflettere attentamente sull’importanza di difendere una neutralità forte e indipendente, votando SÌ.

Una delle preoccupazioni di molti cittadini è il crescente distacco tra le decisioni prese dalle istituzioni internazionali e la vita quotidiana delle persone. Molti rappresentanti delle grandi organizzazioni europee non vengono eletti direttamente dai popoli, e questo alimenta un sentimento di mancanza di partecipazione democratica. Le decisioni prese a livello politico hanno però conseguenze concrete sulle famiglie e sui cittadini.

Le sanzioni e le tensioni geopolitiche non restano solo nelle sale dei governi: possono avere effetti sull’economia reale. L’aumento dei costi dell’energia, dei carburanti e delle materie prime si ripercuote inevitabilmente sui prezzi dei prodotti alimentari e sui bilanci delle famiglie. A farne le spese sono soprattutto le persone più fragili: anziani, giovani, famiglie con figli e lavoratori che ogni mese fanno sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese.

Questa situazione crea anche preoccupazione tra le nuove generazioni. Molti giovani si chiedono se potranno costruire un futuro stabile, acquistare una casa o creare una famiglia senza un’incertezza economica sempre maggiore. Una politica che non tiene conto delle conseguenze sociali rischia di indebolire la fiducia nel futuro.

La Svizzera deve certamente essere responsabile sulla scena internazionale e difendere i valori della pace e dei diritti umani. Tuttavia, deve anche proteggere i propri cittadini e mantenere la possibilità di decidere autonomamente la propria politica estera.

Il voto del 27 settembre 2026 rappresenta quindi, a mio avviso, un’occasione per riaffermare un principio fondamentale: la Svizzera deve rimanere padrona delle proprie decisioni, nel rispetto della sua storia e della volontà popolare.

Se vogliamo davvero cambiare direzione e ridare più voce ai cittadini, questa è un’occasione importante per esprimersi con un SÌ.

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