«Tante persone ci hanno detto: "Questa è stata la nostra migliore edizione di sempre"»

Locarno79 si è chiuso con meno persone in Piazza Grande e più nelle sale. Le cifre non devono distogliere l'attenzione da quello che è il vero risultato del Festival, spiega il CEO Raphaël Brunschwig
LOCARNO - «La risposta sincera? In questo momento prevale la soddisfazione, non mi sento per niente stanco». Così afferma Raphaël Brunschwig, CEO del Locarno Film Festival, raggiunto in videochiamata a poche ore dalla chiusura della 79esima edizione della kermesse cinematografica.
Le cifre: meno in Piazza, più nelle sale
Per Locarno è già tempo di bilanci e di cifre. Quelle relative alla partecipazione hanno fatto registrare un aumento complessivo dello 0,4% nelle proiezioni durante gli undici giorni di Festival e un totale di oltre 150’000 spettatori tra tutte le proiezioni e gli incontri pubblici. Al giro di boa, qualche giorno fa, la crescita era dell1,6%. Piazza Grande ha visto un calo del 5% (50’520 presenze), compensato dalla crescita del 4% nelle sale (91’405 presenze). «La lieve flessione in Piazza Grande è data in parte dalla diminuzione della capienza, ma molto probabilmente anche dal caldo. Il tutto è stato ampiamente compensato da una bella crescita nelle sale», spiega Brunschwig.
Locarno Pro ha superato per la prima volta i 2’000 accreditati, raggiungendo 2’140 professionisti (+10% rispetto al 2025), confermando la centralità della piattaforma per l’industria cinematografica. Il BaseCamp, dedicato ai giovani creativi, si è trasferito nel Castello Visconteo, rafforzando il legame con la città. Infine, per chiudere il discorso numerico, La Rotonda by la Mobiliare che ha attirato oltre 100’000 visitatori con i suoi eventi culturali e di intrattenimento, in primis i concerti con star del panorama locale, svizzero e italiano.
Un Festival «forte, vivo»
Cifre, queste, che il Ceo del Festival tiene a contestualizzare e a relativizzare. «Che siano in più o in meno, quello che si può dire è che l'esperienza del Locarno Film Festival funziona. Il festival si è dimostrato forte, vivo in tutte le sue attività e soprattutto nella qualità dei contenuti, nell'essere luogo di confronto, di dibattito, di apertura. È qualcosa che leggiamo molto positivamente e, come dico sempre, che non può essere ridotto al dato numerico».
La canicola sarà un'ospite regolare
Il fattore caldo è già stato menzionato prima. Per l'intera durata della rassegna gli organizzatori sono stati costretti a fare i conti con un'allerta canicola costante, di grado 3 se non addirittura 4. Il "piano caldo" studiato per far fronte all'emergenza climatica ha funzionato? «Direi che abbiamo fatto tutto quello che si è potuto fare. È chiaro che la questione del caldo, ormai, diventa una questione verosimilmente strategica e non più episodica», riflette Brunschwig. Questo significa che saranno necessarie riflessioni ad hoc «sia nella pianificazione della programmazione e degli spazi», sia per quanto riguarda la mitigazione del caldo tramite provvedimenti puntuali, sulla scorta dell'esperienza di questi ultimi anni.
Senza pioggia
Il CEO vede il bicchiere mezzo pieno e trova un aspetto positivo: «Questo è il terzo anno di fila in cui la sera non andiamo al FEVI». Ovvero: in nessuna giornata la pioggia ha rovinato la proiezione in Piazza Grande. Due piccoli episodi di maltempo dello scorso anno non hanno modificato un dato di fatto che Brunschwig, dall'alto delle sue 14 edizioni nella struttura del Festival, considera «straordinario». L'unica edizione in cui non aveva piovuto neanche una volta, negli anni precedenti? «Quella del Covid, che non abbiamo fatto». L'influsso della meteo sull'andamento delle serate è qualcosa che gli organizzatori tengono in grande considerazione e che può influire sul successo o sull'insuccesso di un'edizione: «L'abbiamo visto anche per i Prefestival: quando danno temporali viene meno gente»
Una vittoria di squadra
In merito all'incidente che si è verificato venerdì 7 agosto al Monte Verità ad Ascona, nell'ambito di uno dei tanti eventi che compongono il programma del Festival, Brunschwig è categorico: «È successo qualcosa che non sarebbe dovuto succedere. Stiamo facendo le dovute verifiche per comprendere come ciò sia potuto accadere». L'episodio è stato, tutto sommato, contenuto e il CEO del Festival lo considera «un insegnamento importante», che permette di mettere in evidenza un miglioramento in seno all'organizzazione. «La reazione nella gestione di questa piccola crisi è stata, credo, molto solida da parte nostra. Questo ha fatto sì che già nel pomeriggio la questione si è in qualche modo risolta e che anche un incidente di questo tipo non è in alcun modo stato capace di determinare la narrativa dell'edizione. Non è successo casualmente» sottolinea Brunschwig, che attribuisce il merito di questo approccio alla grossa riorganizzazione seguita al cambiamento di governance di un paio d'anni fa. E qui c'è l'elemento che dà maggior soddisfazione al nostro interlocutore: «Sono i risultati raggiunti come squadra. Questa calma, questa sicurezza e questa positività nell'affrontare anche le cose che poi non vanno bene - che ci sono sempre - non l'avevo ancora vissuta».
Da 40 a 700
Il team che sovrintende all'organizzazione del Festival riesce a ingrandirsi esponenzialmente in prossimità dell'evento. «Siamo una quarantina abbondante al lavoro tutto l'anno, poi cresciamo fino a circa 120 nelle settimane precedenti e poi, nelle due settimane dell'evento, siamo intorno alle 700 unità». Il lavoro di ciascuno è intrecciato a quello degli altri: «Noi, i quaranta attivi per l'intero anno, affidiamo le chiavi del nostro lavoro e del Festival a persone che stanno con noi per poco tempo. Anche questo è andato molto bene». Bisogna poi pensare, sottolinea Brunschwig, ai 150 partner e alle persone coinvolte nel progetto, e poi al territorio con gli alberghi, i ristoranti e i fornitori. Il che vuol dire altre migliaia di persone. «Noi facciamo vedere più di 200 film, e ognuno di essi è fatto da centinaia di persone. Pensandoci, è veramente impressionante quante forze si concentrano su Locarno in questi 10 giorni».
Il racconto di Locarno passa anche da TikTok
In questo brulicare di persone che si concentrano in riva al Verbano compaiono, sempre di più, influencer, YouTuber e TikToker. Figure che hanno un approccio diverso rispetto agli operatori dei media tradizionali e che si rivolgono spesso a un altro tipo di pubblico. È una strategia che funziona, quella di chiamarli a Locarno? «Ogni tanto coinvolgiamo qualche influencer» afferma Brunschwig, ma è soprattutto grazie alla Factory che «cerchiamo di coinvolgere il più alto numero di persone che hanno un profilo culturale creativo e che faranno strada nel mondo del cinema e della cultura. Questi diventeranno, per così dire, dei micro influencer o degli influencer per Locarno, raccontando semplicemente la loro esperienza da dentro». In più ci sono tutti gli ospiti invitati dai partner, che contribuiscono ad allargare la narrazione dell'evento. La priorità, osserva Brunschwig, è quella di garantire quello che è il core business del Locarno Film Festival. Il cinema? «Non solo, il core business del festival è la rilevanza culturale, nello specifico tramite il cinema». Quindi è naturale che si cerchi di arrivare al più ampio numero di persone possibili. «Ma il nostro compito è quello di creare un contesto rispetto a quello che fa il festival, cioè di confrontarci con la complessità del mondo tramite l'arte e il cinema».
Puntare sempre al massimo
In una organizzazione mastodontica come un festival cinematografico internazionale c'è sempre qualcosa che si può fare diversamente. «Le segnalazioni sulle cose che non funzionano sono sempre molto preziose» afferma Brunschwig. «Abbiamo creato anche un sistema interno, aperto in parte anche al pubblico, dove ogni persona può segnalare quello che non funziona e che si può migliorare. Chiaramente non parliamo di cose urgenti, per cui siamo equipaggiati in altro modo. Credo che siamo anche meglio attrezzati da qualche anno per fare due cose: per mettere radicalmente in discussione tutto quello che facciamo regolarmente, in termini anche di infrastrutture, di logistica, ma anche poi di miglioramento continuo».
La vittoria del team
Locarno79 è finito da meno di 24 ore, ma Brunschwig è già sicuro che la più grande soddisfazione è «sentire che c'è una squadra forte di persone forti al posto giusto, che sanno che cosa fanno, che possono infondere fiducia nelle persone che sono sotto di loro. Questo si ripercuote a cascata su tutta l'esperienza. Infatti poi ci viene riconosciuto: tante persone ci hanno detto: "Questa è stata la nostra migliore edizione di sempre"».



