Quei documenti chiave su "Le Constellation" che non si trovano più

L'ex presidente del comune di Chermignon afferma di averli consegnati all'epoca della fusione amministrativa, ma non sono nelle mani della Procura
CRANS-MONTANA - L'inchiesta sulla tragedia di Capodanno a Crans-Montana continua a presentare colpi di scena e lacune non ancora colmate. Secondo quanto riportato dal Blick, al Ministero pubblico vallesano mancano dei documenti ufficiali del 2015 che potrebbero fare luce sui lavori di ristrutturazione del bar "Le Constellation".
L'interrogatorio di Savoy
Giovedì è stato interrogato per diverse ore l’ex presidente del comune di Chermignon (VS), Jean-Claude Savoy, tra gli imputati nell’inchiesta. Prima della fusione amministrativa, "Le Constellation" si trovava, infatti, sul territorio del suo comune.
In un’intervista proprio al Blick, Savoy ha affermato di avere consegnato tutti i dossier e il computer di servizio al segretario comunale il 29 dicembre 2016, ricevendo una conferma scritta. Secondo la sua ricostruzione, i documenti sarebbero stati successivamente trasferiti negli archivi comunali. Dopo la fusione dei comuni, però, non sa che fine abbiano fatto. E il segretario comunale dell’epoca? Nel frattempo, è deceduto.
Dove sono le carte?
Resta quindi un interrogativo centrale: se i documenti si trovano negli archivi, perché non sono già nelle mani della Procura? L’attuale presidente del comune, Nicolas Féraud, non li ha trasmessi oppure il Ministero pubblico non li ha richiesti? Interpellate sulla questione, nessuna delle due parti ha rilasciato dichiarazioni.
Un elemento appare certo: finora non è stata effettuata alcuna perquisizione finalizzata all’acquisizione di prove documentali. Gli avvocati delle vittime avevano invece sollecitato controlli sia negli uffici dell’amministrazione comunale, sia nelle abitazioni di alcuni dipendenti.
Chiarire la questione dell'isolamento acustico e della scala
I dossier del 2015 sono ritenuti cruciali per comprendere come il locale sia stato trasformato in una potenziale trappola mortale. Al centro dei dubbi vi sono l’installazione di una schiuma di isolamento acustico da parte dell’allora gestore Jacques Moretti e la possibile esistenza di un’analisi dei rischi relativa alla scala, che sarebbe stata ridotta mentre si modificavano le uscite di emergenza. Resta da chiarire se vi siano state delle sottovalutazioni o gravi omissioni da parte delle autorità.
Un documento firmato da Jean-Claude Savoy il 5 aprile 2016 conferma che il consiglio comunale era a conoscenza dei lavori. Nel testo, indirizzato ai residenti, si annunciava la proroga degli orari di apertura del locale, motivata anche dal fatto che «importanti lavori di insonorizzazione erano stati realizzati durante la ristrutturazione».
Jean-Claude Savoy dovrebbe essere interrogato nuovamente in futuro. Martedì sarà invece ascoltato come testimone Julien Beytrison, proprietario dell’edificio all’epoca dei fatti, prima di venderlo ai Moretti nel 2022. Per tutti gli indagati, lo ricordiamo, vale la presunzione di innocenza.



