Accordi Svizzera-Ue, il referendum non dev'essere obbligatorio

Per il Governo, non sono date le condizioni richieste invece dalla Commissione per le istituzioni politiche degli Stati
BERNA - Il pacchetto di accordi fra la Svizzera e l'Ue non va sottoposto a referendum obbligatorio, ossia al voto di popolo e cantoni, ma solo facoltativo (maggioranza del popolo).
È quanto ribadisce oggi il Consiglio federale, contrario al progetto elaborato dalla Commissione per le istituzioni politiche del Consiglio degli Stati (CIP-S).
Quest'ultima propone l'inserimento nella Costituzione federale di una disposizione transitoria che conferisca all'esecutivo la facoltà di ratificare l'approvazione degli accordi relativi alla stabilizzazione delle relazioni Svizzera-UE, spiega una nota governativa odierna. Tali accordi sottostarebbero di conseguenza al referendum obbligatorio.
Secondo la CIP-S, tale aggiunta nella carta fondamentale - che richiede la doppia maggioranza per essere accolta - consentirebbe di eliminare i dubbi relativi alla costituzionalità della modifica dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC), chiarendo che quest'ultima non rientrerebbe nel campo di applicazione dell'articolo 121a (Regolazione dell'immigrazione), capoverso 4 della Costituzione federale.
La nuova disposizione costituzionale, secondo la commissione, porrebbe anche fine alla discussione sull'applicazione controversa di un referendum obbligatorio "sui generis" in materia di trattati internazionali. Nel caso in cui la Camera dei cantoni respingesse l'iniziativa parlamentare, la commissione predilige il referendum obbligatorio "sui generis" come da relativa proposta subordinata.
Per il Governo, non sono date le condizioni giuridiche per sottoporre il pacchetto di accordi a referendum obbligatorio né sui generis (come accadde nel 1992 con lo Spazio economico europeo, SEE). Ad ogni modo, su questi ultimi aspetti toccherà al Parlamento decidere.



