Tutte le parole che non hai mai detto

Frasi mai pronunciate, sentimenti rimasti inespressi e pensieri custoditi per anni. Dal 20 luglio, a Breganzona, c'è una casella postale speciale pronta ad accogliere lettere rigorosamente scritte a mano.
BREGANZONA - Una casella postale a cui consegnare pensieri, desideri, ricordi e, perché no, anche preoccupazioni. Tutto rigorosamente scritto a mano. È l’idea dell’associazione «Già che ci sei», nata da pochi giorni nel Luganese con l’obiettivo di offrire uno spazio a chi sente il bisogno di mettere nero su bianco ciò che porta dentro: emozioni, parole mai dette o semplicemente qualcosa che non ha ancora trovato il modo di essere raccontato. «L’iniziativa – racconta a tio.ch uno dei due soci fondatori, che per motivi legati al progetto preferisce mantenere l’anonimato – nasce da due ispirazioni. La prima è un libro che racconta di un ufficio postale presente in Giappone dove le persone possono inviare lettere indirizzate a qualcuno che non c’è più, a un vecchio amore, oppure anche a se stessi nel passato o nel futuro. Queste lettere vengono raccolte e custodite».
La seconda fonte d’ispirazione arriva invece da un’esperienza personale. «Anni fa, quando ero più giovane, a Lugano c’era un servizio che permetteva ai ragazzi di scrivere delle lettere a una persona che poi rispondeva. Era diventata una sorta di confidente: mi sono sentito ascoltato e visto. Un giorno ho pensato che avrei voluto restituire quella possibilità anche ad altri». Da quel ricordo è nata l’idea di creare un’associazione e aprire una casella postale, diventata ufficialmente operativa lo scorso 20 luglio.
«Già che ci sei»: perché esserci conta
Il nome scelto è «Già che ci sei», una frase apparentemente semplice, ma con un significato più profondo. «La usiamo spesso quando, dopo aver finito una conversazione, ci viene in mente qualcos’altro da dire - ci viene spiegato -. In questo caso però il significato va oltre: riguarda l’esserci, l’ascolto attivo, il vedere e dare spazio alle persone». Un progetto nato anche dalla consapevolezza che spesso non è facile trovare qualcuno a cui affidare determinati pensieri. «Molte persone hanno qualcosa dentro che vorrebbero dire, ma non sempre trovano qualcuno disposto ad ascoltare. A volte scrivere a una persona sconosciuta può essere più semplice che aprirsi con chi ci sta vicino». La casella si rivolge quindi a tutti coloro che «hanno qualcosa sullo stomaco, qualcosa che vogliono dire o semplicemente il desiderio di essere letti». L’unica condizione è che la lettera sia scritta a mano. «Uno degli obiettivi è anche far vivere la scrittura manuale in un’epoca dominata dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale. Scrivere una lettera è un gesto diverso rispetto a digitare un messaggio: c’è il tempo per pensare alle parole, il contatto con la carta, il gesto fisico della penna». Chi decide di inviare una lettera può scegliere se desidera ricevere una risposta oppure no. Può firmarsi, restare anonimo o utilizzare un nome d’arte. «L’importante è avere uno spazio dove potersi esprimere liberamente».
Nessun giudizio, solo ascolto
La risposta viene inviata soltanto a chi la richiede esplicitamente, lasciando il proprio nome e un recapito. «In quel caso cercheremo di rispondere nel più breve tempo possibile, al massimo entro una settimana». Altrimenti la lettera rimane anonima e custodita. «Non viene divulgata e non viene fatta leggere a nessuno: deve essere semplicemente uno sfogo, un modo per buttare fuori qualcosa che si porta dentro».
Tra le persone che animano il progetto ci sono anche figure interessate ai temi dell’ascolto, della psicologia e delle dinamiche sociali. L’obiettivo, viene precisato, non è sostituire un percorso professionale, ma offrire uno spazio dove poter affidare pensieri ed emozioni senza il timore di essere giudicati.
La prima lettera è già arrivata
E, nel frattempo, qualcuno si è già fatto avanti. «Abbiamo ricevuto una prima lettera, molto toccante: era un saluto rivolto a una persona scomparsa da tanti anni». Un esempio concreto di come questa casella possa diventare anche un luogo dove lasciare andare ciò che è rimasto in sospeso. «Quando ero più giovane, avevo scritto lettere per raccontare emozioni o fatti che in famiglia non riuscivo a dire. Anche solo sapere che quella lettera sarebbe arrivata a qualcuno che mi leggeva e aspettare la sua risposta era rassicurante. Vorrei capire se questa modalità può aiutare qualcun altro».
Dopo la nascita della pagina Instagram, sono arrivati alcuni contatti da parte di realtà interessate a possibili collaborazioni. «Ci sono associazioni che lavorano con giovani in difficoltà o con persone che vivono momenti delicati e che ci hanno chiesto di conoscerci. L’idea è anche quella di creare eventuali partnership».
Non resta dunque che scrivere la propria lettera e recapitarla alla seguente casella postale:
Già che ci sei
Casella postale
6932 Breganzona
Contatto Instagram: @giachecisei.posta



