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SOLETTA

Uccise brutalmente una 17enne «per sapere cosa si prova»: ergastolo

Il giovane, che soffre di un grave disturbo della personalità, dovrà essere sottoposto a un trattamento psichiatrico durante l'esecuzione della pena.
Uccise brutalmente una 17enne «per sapere cosa si prova»: ergastolo
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Uccise brutalmente una 17enne «per sapere cosa si prova»: ergastolo
Il giovane, che soffre di un grave disturbo della personalità, dovrà essere sottoposto a un trattamento psichiatrico durante l'esecuzione della pena.

BELLACH - «Voleva uccidere. Era il suo obiettivo e lo ha raggiunto». Con queste parole il Tribunale distrettuale di Soletta ha motivato la condanna all'ergastolo nei confronti del 22enne svizzero autore del brutale omicidio di una ragazza di 17 anni, avvenuto l'8 aprile 2023 a Bellach. Una sentenza durissima, accompagnata dalla disposizione di una misura terapeutica stazionaria, che accoglie integralmente le richieste della procura.

Secondo quanto ricostruito nel corso del processo, il giovane stava tornando a casa dopo una festa a Basilea quando ha iniziato a fantasticare sull'idea di uccidere qualcuno. Ha Scelto la vittima completamente a caso: la 17enne stava rientrando a casa in bicicletta dopo una serata con gli amici. L'imputato l'ha investita con il suo Volkswagen Caddy, l'ha inseguita quando ha tentato di fuggire, ancora viva, l'ha strangolata per circa venti secondi e infine l'ha travolta più volte con il veicolo, uccidendola.

Il tribunale ha definito il delitto «particolarmente spietato». La presidente della Corte ha parlato di un livello di «totale assenza di empatia» raramente riscontrabile: «Ha usato il suo veicolo contro una persona indifesa, poi l'ha colpita, strangolata e infine si è preoccupato esclusivamente di cancellare le prove». Alla giovane, ha sottolineato, «non ha lasciato alcuna possibilità di salvarsi».

Decisiva la deposizione di un ex compagno di cella
Le indagini avevano fatto emergere fin dall'inizio che non si trattava di un semplice incidente. Le testimonianze dei primi soccorritori e dei presenti, insieme ai rilievi della polizia scientifica e alle numerose perquisizioni, avevano già delineato un quadro preciso. Decisiva è stata però anche la deposizione di un ex compagno di cella dell'imputato, ritenuto credibile dai giudici. L'uomo ha fornito dettagli che hanno permesso di chiarire diversi aspetti rimasti oscuri e di smentire alcune versioni fornite dal 22enne, tra cui quella secondo cui avrebbe agito perché tormentato da voci nella testa.

«Volevo sapere cosa si provava ad uccidere»
Una svolta è arrivata nell'agosto 2024, durante il decimo interrogatorio. In quell'occasione l'imputato ha ammesso che la sua motivazione principale era semplicemente quella di «sapere cosa si prova a uccidere una persona». Secondo il tribunale esisteva inoltre una componente sessuale nella sua violenza. Gli accertamenti hanno infatti evidenziato fantasie di violenza sessuale e di controllo già emerse nella precedente relazione sentimentale, durante la quale avrebbe tentato più volte di abusare dell'allora fidanzata mentre dormiva.

«Piena consapevolezza»
La Corte ha inoltre escluso che il giovane fosse affetto da un delirio tale da ridurre la sua responsabilità penale. Nemmeno il consumo di cocaina prima dei fatti è stato ritenuto sufficiente per riconoscere una capacità di intendere e di volere diminuita. «Ha agito con piena consapevolezza e con l'intenzione diretta di uccidere», ha affermato la presidente, parlando apertamente di «istinto omicida» come motore dell'azione.

Nessun pentimento sincero
I giudici hanno respinto anche la richiesta della difesa di riconoscere un sincero pentimento. Pur avendo confessato il delitto, il 22enne avrebbe modificato più volte la propria versione dei fatti nel tentativo di ottenere uno sconto di pena. In carcere, inoltre, avrebbe vantato quanto commesso e durante una seduta terapeutica avrebbe persino raccontato di aver pensato di tatuarsi un simbolo che ricordasse l'omicidio. «Di rimorso e consapevolezza non c'è alcuna traccia», ha osservato la presidente.

Nessuna attenuante
Per il tribunale, il fatto che l'imputato fosse stato bullizzato da ragazzo o avesse vissuto esperienze personali difficili non può attenuare la gravità del delitto. Prima dell'omicidio conduceva una doppia vita: aveva appena ottenuto un impiego stabile ed era descritto da colleghi e conoscenti come una persona gentile.

Oltre all'ergastolo, il tribunale ha disposto una misura terapeutica stazionaria. Secondo gli esperti il giovane soffre di un grave disturbo della personalità ed esiste un concreto rischio di recidiva, ma un trattamento potrebbe portare a un miglioramento.

Prima di chiudere l'udienza, la presidente si è rivolta direttamente all'imputato: «Avrebbe potuto chiedere aiuto per i suoi pensieri. Oggi non saremmo qui». E ancora: «Lei non è una vittima. Si assuma finalmente la responsabilità di questo atto orribile». Poi, rivolgendosi ai familiari della ragazza, ha espresso il cordoglio dell'intero tribunale, augurando loro di trovare un giorno un po' di pace, pur riconoscendo che il dolore per una perdita tanto insensata non scomparirà mai.

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