Centrali nucleari, «troppi rischi per la Svizzera»

Al via campagna referendaria contro il ritorno al nucleare. Timori per sicurezza, costi e autonomia energetica al centro della mobilitazione dei contrari.
BERNA - Nuove centrali nucleari renderebbero la Svizzera dipendente, costerebbero miliardi e frenerebbero lo sviluppo delle energie rinnovabili. È quanto ritiene una coalizione di Verdi, PS, Verdi Liberali e diverse organizzazioni, che si oppone al controprogetto all'iniziativa "Stop al blackout", approvato dalle Camere federali nella sessione estiva. Affinché il loro referendum riesca, hanno tempo fino all'8 ottobre per raccogliere 50'000 firme.
Abbiamo già detto no al nucleare
Secondo l’alleanza «No a nuove centrali nucleari», la normativa contraddice la volontà espressa più volte dall’elettorato, che negli ultimi anni si è pronunciato a favore di un sistema energetico fondato sulle rinnovabili. Nel 2017 è stata approvata la Strategia energetica 2050, seguita nel 2023 dalla Legge sulla protezione del clima e nel 2024 dalla Legge sull’approvvigionamento elettrico. Un percorso che, sottolinea la coalizione, ha già prodotto risultati concreti, con una quota crescente di energia prodotta da fonti solari, eoliche e idroelettriche. Nonostante ciò, il Parlamento ha adottato la nuova legge sull’energia nucleare sotto quella che viene definita una forte pressione politica. I promotori del referendum si dicono convinti che la popolazione possa correggere questa decisione.
Costose e pericolose
Al centro delle critiche vi sono i costi e le implicazioni strategiche di un ritorno al nucleare. La costruzione di nuove centrali richiederebbe investimenti stimati in almeno 25 miliardi di franchi per impianto, senza che il Consiglio federale abbia chiarito le modalità di finanziamento. Secondo l’alleanza, il rischio è che i costi vengano trasferiti su cittadini e consumatori attraverso un aumento delle imposte e delle tariffe elettriche. Un altro punto riguarda la dipendenza dall’estero. Le centrali nucleari necessitano di uranio, materia prima che la Svizzera dovrebbe importare, anche da Paesi autocratici come la Russia. Questo, sostengono i promotori, aumenterebbe la vulnerabilità energetica del Paese.
La coalizione evidenzia inoltre che gli investimenti nel nucleare sottrarrebbero risorse allo sviluppo delle energie rinnovabili, considerate più economiche, locali e rispettose del clima. Non mancano le preoccupazioni legate alla sicurezza. «Fukushima e Chernobyl non sono stati forse moniti sufficienti?», si legge nel comunicato. In un Paese densamente popolato come la Svizzera, un incidente nucleare potrebbe avere conseguenze particolarmente gravi per la popolazione e l’ambiente.
Resta aperta anche la questione dello smaltimento delle scorie radioattive, che devono essere custodite in sicurezza per oltre un milione di anni. A livello globale, non esiste ancora una soluzione definitiva collaudata. È previsto un deposito sotterraneo, ma secondo i promotori permangono numerose incognite, tra cui la capacità di accogliere ulteriori rifiuti derivanti da nuove centrali.



