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BELLINZONA

Da Cecilia Sala a Murubutu: le voci protagoniste di Sconfinare Festival 2026

Il festival esplora il potere delle parole e il ruolo del silenzio nella società contemporanea, con ospiti di spicco tra teatro, giornalismo e musica.
Da Cecilia Sala a Murubutu: le voci protagoniste di Sconfinare Festival 2026
Ti-Press / Elia Bianchi
Fonte RED
Da Cecilia Sala a Murubutu: le voci protagoniste di Sconfinare Festival 2026
Il festival esplora il potere delle parole e il ruolo del silenzio nella società contemporanea, con ospiti di spicco tra teatro, giornalismo e musica.

BELLINZONA - Da Fabrizio Gifuni a Cecilia Sala: Sconfinare Festival 2026 si interroga sul rapporto tra parola e silenzio

Che cosa fa di una parola una parola necessaria? In che modo il silenzio può aprire spazi di ascolto o, viceversa, trasformarsi in esclusione? Quale responsabilità portano con sé le parole quando entrano nello spazio pubblico, nella scena, nel giornalismo, nella musica, nel racconto del mondo? Questi e molti altri saranno gli interrogativi posti al centro della settima edizione di Sconfinare Festival, in programma dall’8 all’11 ottobre 2026 a Bellinzona.

Ospiti d’onore dei quattro eventi serali saranno Fabrizio Gifuni, Stefano Bartezzaghi, Domenico Iannacone, Cecilia Sala e il rapper Murubutu.

Dall’8 all’11 ottobre la manifestazione culturale firmata Città di Bellinzona proporrà una nuova edizione dedicata al rapporto tra parola e silenzio: due dimensioni solo in apparenza opposte, che attraversano la nostra vita individuale e collettiva, il modo in cui comunichiamo, costruiamo relazioni, interpretiamo il presente e prendiamo parte al discorso pubblico.

«In un tempo in cui la comunicazione sembra occupare ogni spazio, interrogare il linguaggio significa tornare a chiederci come parliamo, chi viene ascoltato, quali storie trovano posto nel racconto collettivo e quali, invece, restano fuori campo», spiega una nota della Città. «La parola può nominare, raccontare, avvicinare; ma può anche ferire, escludere, manipolare. Il silenzio, a sua volta, può aprire uno spazio di ascolto e riflessione, oppure trasformarsi nel luogo in cui alcune voci vengono cancellate».

In attesa della presentazione del programma completo, prevista per settembre, Sconfinare Festival annuncia oggi i suoi quattro eventi serali, che vedranno protagoniste alcune tra le voci più autorevoli e riconoscibili della scena culturale contemporanea.

Ad aprire il Festival, giovedì 8 ottobre alle 18:30, Fabrizio Gifuni, tra gli attori più importanti del cinema e del teatro italiano contemporaneo, interprete di figure entrate nella memoria collettiva come Aldo Moro ed Enzo Tortora, e Stefano Bartezzaghi, semiologo, saggista e studioso dei linguaggi e dei processi creativi, con l’incontro Quando la parola diventa scena. Un dialogo pensato per attraversare il rapporto tra cinema, linguaggio e interpretazione: che cosa accade quando una parola scritta passa attraverso il corpo, la voce e il volto di un attore? In che modo una frase diventa scena, una battuta diventa ritmo, un silenzio diventa parte del racconto?

Venerdì 9 ottobre alle 20:45 sarà la volta di Domenico Iannacone, giornalista d’inchiesta, autore e volto noto della Rai, che porterà a Sconfinare Festival il suo spettacolo Che ci faccio qui… in scena. Nato dall’universo narrativo dell’omonimo programma televisivo, lo spettacolo porta sul palco il suo racconto quasi neorealistico dell’Italia più fragile e meno visibile: vite ai margini, storie dimenticate, persone che raramente trovano spazio nel discorso pubblico. Il reportage si trasforma così in esperienza teatrale, trovando un ritmo diverso da quello televisivo: più umano, più vulnerabile, più vicino alle persone incontrate.

La serata di sabato 10 ottobre alle 20:45 sarà dedicata al giornalismo internazionale con Cecilia Sala, tra le figure più riconoscibili del panorama italiano contemporaneo. Reporter, autrice e voce quotidiana del podcast Stories, Sala ha raccontato negli ultimi anni alcuni tra gli scenari più complessi del presente, dall’Iran all’Ucraina, dall’Afghanistan a Israele e Palestina. Nell’incontro Raccontare ciò che brucia, la giornalista porterà il pubblico dentro il lavoro della testimonianza, esplorando i luoghi in cui la parola assume un peso civile e il racconto diventa uno strumento per comprendere ciò che la cronaca rischia di cancellare troppo in fretta.

A chiudere il Festival, domenica 11 ottobre alle 18:30, sarà Murubutu, tra le figure più importanti della scena rap italiana. Alessio Mariani, in arte Murubutu, è docente di filosofia e storia e ha saputo costruire, negli anni, un percorso artistico unico, capace di avvicinare il rap al cantautorato, alla poesia e alla grande tradizione narrativa. Nei suoi brani la cura della parola, la profondità dello sguardo e la forza dello storytelling danno vita a una forma espressiva da lui stesso definita letteraturap, in cui ritmo, immaginazione e racconto si intrecciano. Tra riflessione, ascolto ed esecuzioni dal vivo, l’incontro inviterà il pubblico a scoprire come il rap possa diventare un linguaggio capace di custodire memoria, attraversare mondi e restituire alla parola tutta la sua potenza narrativa.

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