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Ponte Morandi, sentenza storica: dodici anni per l'ex top manager

La sentenza chiude un processo durato quattro anni e coinvolge 57 imputati, tra ex vertici di Autostrade e funzionari ministeriali.
Ponte Morandi, sentenza storica: dodici anni per l'ex top manager
Ponte Morandi, sentenza storica: dodici anni per l'ex top manager
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Fonte RED
Ponte Morandi, sentenza storica: dodici anni per l'ex top manager
La sentenza chiude un processo durato quattro anni e coinvolge 57 imputati, tra ex vertici di Autostrade e funzionari ministeriali.

GENOVA - A quasi otto anni dalla tragedia e a quattro anni dall’inizio del dibattimento, è giunta infine la sentenza di primo grado per il crollo del Ponte Morandi di Genova. Il principale imputato, l'ex top manager della società autostradale Autostrade per l'Italia, Giovanni Castellucci, è stato condannato a dodici anni di reclusione per crollo colposo e omicidio stradale. Lo hanno deciso i giudici della prima sezione penale del Tribunale di Genova al termine del processo di primo grado sul disastro che il 14 agosto del 2018 provocò la morte di 43 persone.

La procura di Genova, rappresentata in aula dai pubblici ministeri Walter Cotugno e Marco Airoldi, aveva chiesto per lui 18 anni e sei mesi di carcere. L'ex numero uno di Aspi sta già scontando nel carcere milanese di Opera una condanna definitiva a sei anni di reclusione per la strage del bus di Avellino. Nel grave incidente avvenuto il 28 luglio 2013 sull'autostrada A16 Napoli (Campania)-Canosa (Puglia), vicino a Monteforte Irpino (Campania), quando un autobus precipitò da un viadotto, morirono 40 persone.

I giudici hanno anche condannato a cinque anni di reclusione Mauto Coletta, ex direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali del Ministero italiano delle infrastrutture e dei trasporti (Mit). L'accusa aveva chiesto una condanna a dieci anni di carcere.

Condannati anche gli ex vertici di Aspi e di Spea (la controllata di Aspi che si occupava della sorveglianza, acronimo di Società progettazioni edili autostradali). Undici anni per Michele Donferri Mitelli, ex numero tre di Aspi: il pm aveva chiesto 15 anni e sei mesi. Condanna a cinque anni e sei mesi per Paolo Berti (ex numero due Aspi); erano stati chiesti dodici anni e sei mesi; e, infine, condanna a cinque anni e sei mesi per Antonio Galatà (ex Ceo di Spea) per il quale l'accusa aveva chiesto sette anni.

Erano 57 gli imputati nel procedimento, tra i più rilevanti celebrati in Italia negli ultimi decenni. Il primo atto formale risale al 7 luglio 2022, dopodiché ci sono state 284 udienze. Il processo ha coinvolto ex vertici, manager e tecnici di Autostrade per l’Italia e della controllata Spea, oltre a dirigenti e consulenti del ministero dei Trasporti. La Procura di Genova aveva chiesto quasi 400 anni di carcere per i 56 imputati e un’assoluzione.

600 persone hanno perso la casa
Nella catastrofe non sono morti solo automobilisti che si trovavano sul ponte, ma anche diverse persone a terra, uccise dal crollo del cemento. Inoltre ci sono stati 16 feriti. Circa 600 residenti hanno perso la loro casa. Diverse abitazioni hanno dovuto essere demolite perché si trovavano sotto piloni del ponte a rischio imminente di crollo. Le restanti parti del Ponte Morandi - chiamato così dal costruttore Riccardo Morandi - sono state infine fatte esplodere in modo controllato.

Poiché il ponte di Genova era la principale arteria vitale tra porto, aeroporto e centro, la città, con i suoi quasi 600.000 abitanti, è rimasta praticamente divisa in due per due anni. Dall'agosto 2020, nello stesso punto sorge un nuovo ponte, progettato dall'architetto star genovese Renzo Piano e costruito in tempi record, la cui particolarità è la presenza di 43 lampioni, uno per ogni vittima.

La procura descrive il top manager come un sovrano assoluto
La procura aveva accusato l'ex top manager di essere a conoscenza dei difetti già dal 2009. L'accusa lo ha descritto come un sovrano assoluto che gestiva l'azienda come il suo "regno". Per lui era più importante il profitto che un'infrastruttura sicura. La difesa, invece, ha parlato di un errore di costruzione non riconoscibile su uno dei piloni. Castellucci stesso ha dichiarato: «Mi sento responsabile, ma non colpevole».

Nonostante la forte pressione dell'opinione pubblica, si è dimesso da capo della società autostradale Autostrade per l'Italia (ASPI) solo un anno dopo la catastrofe - con una buonuscita di 13 milioni di euro.

Anche la reputazione della famiglia Benetton ne esce danneggiata
Il crollo del Ponte Morandi ha avuto ripercussioni significative anche sulla famiglia Benetton. Il gruppo imprenditoriale, noto a livello internazionale soprattutto per le campagne pubblicitarie dei maglioni colorati, ha perso il controllo della rete autostradale italiana a seguito della rinazionalizzazione imposta dallo Stato alla società di gestione. L’episodio ha inoltre comportato una grave perdita d’immagine per la famiglia.

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