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Blocco dei ristorni, la Lega: «Giusto passo. L'UDC: «Una pezza politica»

La prima reazione dopo l'annuncio del blocco cautelativo deciso dal Consiglio di Stato arriva da via Monte Boglia. Ben più critici i democentristi: «Questo non è governare. È improvvisare»
Blocco dei ristorni, la Lega: «Giusto passo. L'UDC: «Una pezza politica»
Ti-Press
Fonte red
Blocco dei ristorni, la Lega: «Giusto passo. L'UDC: «Una pezza politica»
La prima reazione dopo l'annuncio del blocco cautelativo deciso dal Consiglio di Stato arriva da via Monte Boglia. Ben più critici i democentristi: «Questo non è governare. È improvvisare»
L'MPS: «Ancora una volta il governo cerca un capro espiatorio invece di affrontare le vere cause».

BELLINZONA - Il Consiglio di Stato è infine passato all'azione e questa mattina ha annunciato una sospensione cautelativa del versamento dei ristorni all'Italia, nell'ambito della disputa nata a causa della tassa sulla salute che costituirebbe una violazione dell'accordo sui frontalieri.

Lo scorso febbraio, lo ricordiamo, i vertici cantonali di PLR, Centro, UDC e Lega avevano presentato una mozione chiedendo al governo di attivarsi al più presto a causa degli elementi «di grave criticità concernenti l’accordo fiscale» emersi nei mesi precedenti. E questa mattina, la prima reazione alla decisione dell'esecutivo è quella che arriva da via Monte Boglia, dove di parla di «giusto passo» ma con il bicchiere della soddisfazione pieno solo a metà.

La Lega: «Giusto passo. Ma Berna smetta di fare lo zerbino»
Insomma, una «parziale soddisfazione». «Si tratta di una scelta pragmatica e responsabile che va nella direzione auspicata dalla Lega: non è infatti più accettabile continuare a trasferire oltre 110 milioni di franchi all’anno oltreconfine, dove gli accordi non vengono rispettati». Se la soddisfazione però è solo parziale è perché «la misura avrebbe potuto essere ancora più incisiva». E si parla, chiaramente, delle cifre.

Il Consiglio di Stato ha congelato ristorni delle imposte alla fonte per circa 50 milioni di franchi (pari al 46% dell'ammontare complessivo per l'anno in corso). E per la Lega, si legge in un comunicato inviato alle redazioni al termine della conferenza stampa a Palazzo delle Orsoline, «continuare a versare oltre la metà di una somma tanto esorbitante significa mantenere una posizione di eccessiva accondiscendenza verso un Paese che, ancora una volta, modifica unilateralmente le regole del gioco».

Il richiamo però non è diretto a Bellinzona, ma a Berna ─ e, in modo particolare, alla "ministra" delle finanze Karin Keller Sutter ─ che «ancora una volta ha scelto la linea della remissività nei confronti dell'Italia, evitando di difendere con la necessaria fermezza gli interessi svizzeri e ticinesi». Un «atteggiamento arrendevole che non rafforza la credibilità della Svizzera».

UDC: «Questo non è governare. È improvvisare»
Decisamente più critici sulle modalità adottato a Bellinzona sono invece i toni dell'UDC. «Basta con i gesti teatrali. Al Ticino serve una strategia. Questo non è governare. È improvvisare», si legge in una nota che parla di una «battaglia sbagliata» combattuta dall'esecutivo cantonale.

«Un abbaglio strategico clamoroso», incalzano i democentristi, allargano l'orizzonte visivo oltre la controversa tassa italiana. «Perché il Consiglio di Stato blocca i ristorni per una tassa italiana che non esiste ancora? La risposta è paradossale: per contrastare una misura che, se mai entrerà in vigore, ridurrebbe il vantaggio competitivo dei vecchi frontalieri. Il Governo blocca dunque i ristorni per protestare contro una tassa che potrebbe favorire i lavoratori ticinesi residenti».

«Il vero problema non è una tassa ipotetica. È un mercato del lavoro squilibrato». E ancora. «Non è bloccando i ristorni che il Ticino può decidere al posto dell’Italia. Anche per questo usare i ristorni come arma di pressione è giuridicamente fragile e politicamente sbagliato».

In altre parole, la prova di forza, secondo i democentristi, non riesce. «Emerge più come un tentativo di coprire l’assenza di una vera politica cantonale sul mercato del lavoro. Dopo mesi di proclami e di linee dure sbandierate, in particolare dal direttore del DFE Christian Vitta, ci si ritrova con una trattenuta parziale e cautelativa: non una strategia, ma una pezza politica».

MPS: «Ancora una volta il governo cerca un capro espiatorio invece di affrontare le vere cause»
Anche dal Movimento per il socialismo (MPS) arrivano critiche. La decisione del governo è «un ulteriore passo nella direzione sbagliata. Ancora una volta il governo ticinese sceglie la ricerca di un capro espiatorio, invece di affrontare le vere cause delle difficoltà sociali e finanziarie che attraversano il Cantone», si legge in una presa di posizione. «La questione dei ristorni viene così trasformata in uno strumento di pressione politica e comunicativa, con il rischio evidente di alimentare nell’opinione pubblica l’idea che i problemi del Ticino siano determinati dalla presenza dei lavoratori frontalieri o, più in generale, dalla presenza di lavoratrici e lavoratori stranieri». E «questa impostazione è profondamente sbagliata».

«Il rischio concreto è che una decisione presentata come una questione tecnica e istituzionale finisca per rafforzare dinamiche xenofobe e antistraniere già presenti nel dibattito politico cantonale. Quando le istituzioni indicano sistematicamente soggetti esterni come responsabili delle difficoltà sociali, contribuiscono a spostare il malcontento verso chi ha meno possibilità di difendersi: lavoratori e lavoratrici frontalieri, migranti e persone straniere che vivono e lavorano nel nostro territorio. Il problema non è l’origine di chi lavora, ma il modello economico e sociale che permette la compressione dei salari, la precarietà e l’aumento delle disuguaglianze. Mettere frontalieri contro residenti significa fare un favore a chi vuole impedire una discussione sui veri responsabili delle politiche che hanno prodotto queste situazioni».

E anche l'MPS rivolge lo sguardo a Berna. «La vera questione è il rapporto tra il Ticino e la Confederazione. Da anni il Cantone denuncia una situazione nella quale ritiene insufficiente la propria partecipazione alle risorse generate dal sistema federale. È su questo terreno che dovrebbe svilupparsi il confronto politico: sulla ripartizione delle risorse, sui meccanismi della perequazione finanziaria, sul ruolo del Ticino nella Confederazione e sulla capacità delle sue istituzioni di difendere gli interessi della popolazione. Invece di affrontare questa discussione, il governo cantonale sceglie di spostare il conflitto verso l’esterno».

Una «dinamica politica già vista in passato». «Quando anche il governo cantonale adotta un linguaggio e delle pratiche che suggeriscono che i problemi del Ticino possano essere affrontati attraverso contrapposizioni nazionali o contro categorie di lavoratori, finisce per creare un terreno favorevole a queste campagne», scrive l'MPS.

PLR: «Unità e determinazione per difendere gli interessi del Ticino»
Il PLR Ticino accoglie favorevolmente la decisione odierna del Consiglio di Stato. «Si tratta di una scelta seria e attentamente ponderata, fondata su solide basi giuridiche e coerente con quanto il PLR sostiene da tempo. Fin dall'annuncio della cosiddetta “tassa sulla salute”, anche il Consigliere di Stato Christian Vitta ha evidenziato come il nuovo prelievo - applicato ai vecchi frontalieri - fosse incompatibile con gli accordi fiscali tra Svizzera e Italia. Per questo il PLR, con una mozione interpartitica presentata dal presidente Alessandro Speziali e sostenuta da Centro, Lega e UDC, nelle scorse settimane ha chiesto al Governo di predisporre il blocco totale o parziale dei ristorni quale misura di tutela degli interessi ticinesi».

Sostenere oggi che la tassa italiana «sarebbe addirittura vantaggiosa per il Ticino, significa spostare il dibattito dal vero problema. Il mercato del lavoro ticinese non dipende da potenziali nuove imposte sui lavoratori. Il nucleo della questione è che il Ticino non può continuare a essere negletto sul tema ristorni – che per decenni ci ha visti versare centinaia di milioni di franchi. Su questo il Ticino non può permettersi di rimanere inerte, senza esercitare una legittima pressione su Berna».

Il PLR continuerà a difendere gli interessi del Cantone «con pragmatismo, credibilità e senso delle istituzioni. La tutela del mercato del lavoro ticinese e il rispetto degli accordi internazionali non sono obiettivi alternativi: entrambi sono indispensabili. E questo aspetto deve interrogare anche Berna, da cui ci aspettiamo ora un segnale concreto di sostegno al nostro cantone, soprattutto quando ci sono perizie fondate e analisi che confermano l’illegittimità di una simile imposta».

La decisione odierna rappresenta infatti «un segnale forte nei confronti dell'Italia e della Confederazione. Ora è essenziale che il confronto prosegua con determinazione affinché gli accordi vengano pienamente rispettati. Quando sono in gioco gli interessi del Ticino servono coerenza, serietà e responsabilità. Non polemiche dettate dalla convenienza del momento».

LEA: «Non fermiamoci ai ristorni»
Per LEA, associazione d'area del PLR, «la mossa del Governo va letta per quello che è: un'azione strategica e di negoziazione, un atto politico per riaprire i tavoli che contano. Con questo spazio di trattativa aperto, diventa prioritario non richiudere il discorso. I ristorni sono solo il mezzo, la leva negoziale; il tema centrale rimane la gestione e la qualità del territorio ticinese».

È quindi l'opportunità «per tracciare un bilancio d'impatto complessivo, analizzando gli effetti che decine di migliaia di spostamenti quotidiani generano su strade, comunità e sistema energetico, così da individuare strumenti di compensazione moderni” commenta il presidente LEA Christian Fini. L'obiettivo è superare una contabilità rigida e di corto raggio che appartiene a vecchie logiche di chiusura: il Ticino richiede una visione più ampia e uno scatto propositivo da parte dei suoi rappresentanti politici».

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