Notti difficili e rimedi naturali: così i giocatori combattono il jet lag

Per attenuare gli effetti del fuso orario, diversi giocatori della Nati puntano sulla melatonina. L'Head of Performance Eduardo Parra Garcia spiega le ragioni.
Per attenuare gli effetti del fuso orario, diversi giocatori della Nati puntano sulla melatonina. L'Head of Performance Eduardo Parra Garcia spiega le ragioni.
SAN DIEGO - I lunghi viaggi non sono una novità per i giocatori della Nazionale, ma il jet lag si fa comunque sentire nei primi giorni negli Stati Uniti. «La prima notte non è stata semplice: sono riuscito a dormire solo alle 4 del mattino», ha raccontato Nico Elvedi in conferenza stampa dal ritiro di San Diego.
Dalla seconda notte, però, la situazione è migliorata sensibilmente, anche grazie all’uso della melatonina, sostanza naturale spesso indicata come supporto per regolare il sonno. «Ho preso una dose per dormire meglio», ha spiegato Gregor Kobel, che fin dal suo arrivo in California non ha avuto particolari problemi di adattamento.
«La melatonina è un ormone prodotto naturalmente dall’organismo quando ci si prepara al sonno», spiega Eduardo Parra Garcia, “Head of Performance” della Nati. «La sua assunzione può aiutare a sincronizzare il ritmo sonno-veglia dopo un cambio di fuso orario, ma rientra in un approccio più ampio che comprende anche alimentazione e idratazione».
Non si tratta quindi di una soluzione isolata. Anche la dieta è parte della strategia di adattamento: alimenti come le ciliegie nere, ricche di melatonina, e le banane, che ne favoriscono la produzione, sono inclusi nel piano nutrizionale della squadra. In genere, sottolinea lo staff, servono due o tre giorni per ristabilire un ritmo regolare, dopo i quali l’integrazione viene sospesa.
L’uso della melatonina non si limita ai viaggi intercontinentali. Alcuni giocatori vi ricorrono anche in periodi di stress o in presenza di disturbi del sonno legati a impegni personali. In Svizzera, intanto, cresce il ricorso a sonniferi e calmanti tra i giovani: secondo uno studio realizzato per 20 Minuten dall’assicurazione Swica, nel 2023 il 16% dei 18-29enni ha fatto uso di questi farmaci, con un aumento di quasi il 10% rispetto al 2021.




