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Italia grande in fretta, se ci credono tutti

«Maldini e Leonardo non si possono mettere in discussione»
Italia grande in fretta, se ci credono tutti
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Italia grande in fretta, se ci credono tutti
«Maldini e Leonardo non si possono mettere in discussione»
Arno Rossini: «Mancini ha scelto i milioni sauditi, non lo rivorrei. Un Pirlo "supportato" è meglio di un Guardiola con la scelta attuale».
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FIRENZE - Mentre il Mondiale è agli sgoccioli e a sognare il titolo sono rimaste solo tre selezioni, una nazionale una volta enorme sta da tempo interrogandosi su come tornare agli antichi fasti. 

Mancata per la terza volta consecutiva la qualificazione alla Coppa del mondo, da settimane l’Italia sta faticosamente provando a rimettersi in piedi. La Federazione ha salutato alcuni suoi storici dirigenti oltre allo staff tecnico degli ultimi mesi - con Gattuso e Buffon davanti a tutti - e ha dato a Giovanni Malagò il mandato di ricostruire dalle macerie. Il padrino delle Olimpiadi di Milano e Cortina ha, per prima cosa, provato a rimettere la chiesa al centro del villaggio, scegliendo Paolo Maldini come direttore tecnico e Leonardo come consigliere. Due profili di altissimo livello. Basterà?

«Non esiste proprio che si mettano in discussione le capacità e le competenze di Maldini e Leonardo - è intervenuto Arno Rossini - In campo, in panchina (il brasiliano ha allenato Milan e Inter, ndr) e a livello dirigenziale… il curriculum dei due è prestigiosissimo».

Non li mettiamo in discussione. Ma basterà essere stati “enormi” per rivitalizzare l’Italia?
«No. Servirà che non abbiano le mani legate, che l’intero movimento sostenga le loro decisioni. Perché puoi avere le idee giuste, ma se poi non te le fanno mettere in pratica…».

Cosa serve all’Italia per ripartire davvero?
«Oh, beh, facile. Che i giovani di valore trovino spazio nei club. Quello azzurro è un bacino enorme, che non si può paragonare al nostro, per esempio. Le loro selezioni giovanili non sono male in quanto a talenti; questi devono però poter maturare. E l’unico modo per farlo è stare in campo».

Qui entrano in gioco le società.
«Capisco che comprare un calciatore fuori dall'Italia possa essere vantaggioso. È così e i club fanno i loro interessi. È dunque la Federazione, e il Governo con lei, che deve muoversi trovando il modo di premiare chi punta sui giovani dei vivai. Dei bonus economici per esempio, potrebbero spingere qualcuno a pescare “in casa” piuttosto che oltre confine. E potrebbero dare il coraggio di schierare qualche ragazzo che altrimenti farebbe panchina o verrebbe spedito nelle serie minori».

Un blocco agli stranieri…
«Non è una strada praticabile: le leggi dell'Unione europea non lo consentono».

La prima decisione forte che dovranno prendere Maldini e Leonardo riguarda la nomina del selezionatore. I nomi che “ballano” sono quelli di Conte, Mancini e Pirlo. Mentre sembra essere stata accantonata l’idea di chiamare Guardiola.
«Io avrei tenuto Silvio Baldini, che sarà anche rustico ma sa di calcio e sa come lavorare con i giovani. Non accadrà? Tra i candidati allora… i primi due non mi sembrano essere in linea con la nuova filosofia della FIGC. Mancini, poi, nel 2023 ha scelto i milioni sauditi lasciando la nazionale. Toccasse a me decidere, non lo rivorrei più. Quella di Pirlo mi sembra invece una scelta sensata. Ha esperienza, conosce il calcio ad altissimo livello, sa cos’è l’azzurro: se supportato potrebbe fare bene. Comunque, sicuramente meglio lui con l'appoggio di tutto il movimento-calcio che Guardiola con quanto si è visto finora. Anche Pep avrebbe fatto schifo se costretto a battagliare con i club e a scegliere tra pochi giocatori».

Andasse tutto bene, quanto tempo servirebbe all’Italia per tornare a un buon livello?
«È sempre l’Italia. Se davvero il vento è cambiato e tutti lavoreranno per un obiettivo comune, allora la risalita sarà abbastanza veloce. Il Mondiale 2030, se gli azzurri ritroveranno fiducia, potrebbe già essere affrontato con ambizione».

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