Ponte Morandi: otto anni dopo arrivano le scuse di Autostrade per l'Italia

È attesa per domani la sentenza di primo grado per la tragedia del 2018 a Genova
GENOVA - A 8 anni dalla tragedia del Ponte Morandi arrivano le scuse di Autostrade per l'Italia (ASPI) con una lettera aperta del CEO Arrigo Giana, pubblicata oggi dal Corriere della Sera e diffusa dall'azienda alla vigilia della sentenza sull'incidente del 14 agosto 2018.
«In queste ore siamo in attesa della sentenza di primo grado sulla tragedia del Ponte Morandi, con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani», scrive Giana ricordando in prima persona: «Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova».
E sottolinea: «Nel tempo che seguì il crollo del Ponte Morandi, continuavo quindi a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Un'ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità».
«Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell'accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità». Oggi l'azienda - viene ancora sottolineato - «è altro rispetto ad allora: un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti. Una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori».
«Rompiamo il silenzio dunque», scrive il CEO: «Ribadendo l'assoluto impegno delle nostre diecimila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del Gruppo Autostrade per l'Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore».
Chiesti 400 anni di carcere
Per domani, a poco meno di 8 anni dal crollo del ponte Morandi, il viadotto autostradale collassato il 14 agosto 2018 alle 11:36 stroncando la vita di 43 persone, è attesa la sentenza di primo grado.
Si chiude così uno dei processi più importanti e imponenti celebrati nelle aule di giustizia italiane. Un dibattimento a carico di 57 persone iniziato il 7 luglio 2022, per un totale di 284 udienze.
Gli imputati sono ex vertici, manager e tecnici di Autostrade per l'Italia e della società SPEA che per ASPI si occupava del monitoraggio delle infrastrutture, nonché dirigenti e consulenti del Ministero dei trasporti.
La Procura di Genova ha chiesto in totale quasi 400 anni di carcere per 56 di loro. La pena più alta, 18 anni e sei mesi, è stata chiesta per l'ex CEO di Autostrade per l'Italia Giovanni Castellucci.



