Demenza, quasi un caso su due può essere prevenuto o ritardato

Ogni anno le nuove diagnosi sono quasi 10 milioni, il costo economico è di 1300 miliardi di dollari
GINEVRA - L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha pubblicato nuove linee guida aggiornate per ridurre il rischio di declino cognitivo e demenza, indicando che fino al 45% dei casi potrebbe essere prevenuto o ritardato intervenendo su fattori modificabili. Il documento, diffuso il 15 luglio a Ginevra, fornisce raccomandazioni basate su evidenze scientifiche per aiutare i Paesi a contrastare la diffusione della malattia lungo tutto l’arco della vita.
Colpite 57 milioni di persone
La demenza, causata da patologie cerebrali, compromette memoria, pensiero e capacità funzionali. Oggi colpisce oltre 57 milioni di persone nel mondo, con quasi 10 milioni di nuove diagnosi ogni anno. La forma più comune è il morbo di Alzheimer, che rappresenta tra il 60% e il 70% dei casi.
I fattori di rischio
Nonostante l’assenza di una cura definitiva, una quota significativa del rischio è legata a fattori modificabili come fumo, consumo di alcol, isolamento sociale, inattività fisica, inquinamento atmosferico e malattie non trasmissibili, tra cui ipertensione e diabete. La demenza incide inoltre su autonomia, dignità e sicurezza delle persone.
«Sappiamo oggi più che mai cosa determina il rischio di demenza, e queste linee guida traducono questa conoscenza in azioni concrete», ha dichiarato il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus. «I Paesi dispongono ora di raccomandazioni chiare e basate su evidenze che possono essere applicate immediatamente per proteggere la salute cognitiva delle persone».
Le linee guida
Le nuove indicazioni riflettono i progressi della ricerca rispetto al 2019 e propongono interventi efficaci per ridurre il rischio attraverso consapevolezza precoce e azioni tempestive. Tra gli obiettivi, anche una maggiore integrazione tra servizi per le malattie non trasmissibili, la salute mentale e quella cerebrale.
Le linee guida raccomandano comportamenti e stili di vita salutari, tra cui allenamento cognitivo, stimolazione mentale e partecipazione ad attività sociali, sia per gli adulti sani sia per chi presenta un lieve deterioramento cognitivo. Viene inoltre sottolineata l’importanza di aumentare l’attività fisica, smettere di fumare, ridurre il consumo di alcol, seguire una dieta equilibrata e limitare l’esposizione all’inquinamento atmosferico.
La gestione delle condizioni cardiometaboliche
Un ruolo chiave è attribuito anche alla gestione delle condizioni cardiometaboliche, come ipertensione, diabete e colesterolo elevato, e all’uso di apparecchi acustici come possibile misura di prevenzione. Al contrario, l’OMS non raccomanda l’uso di integratori di vitamine B ed E, acidi grassi omega-3 o multivitaminici in assenza di carenze diagnosticate, per la mancanza di prove sui benefici e i possibili effetti dannosi.
Il costo economico della demenza
Oltre all’impatto sanitario, la demenza comporta un costo economico rilevante, stimato in 1300 miliardi di dollari l’anno a livello globale. Circa la metà di questa cifra è legata all’assistenza non retribuita fornita da familiari e amici. Comprendere i fattori di rischio e intervenire in modo preventivo può contribuire a migliorare la qualità della vita, favorendo un invecchiamento più sano e indipendente.



